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Liberidivolare "Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù" (Eb. 12, 1-2)
• E' un amore edificato per sempre, nel cielo rendi stabile la tua fedeltà :-D
post pubblicato in Eventi, il 18 dicembre 2011
Buon Natale! Egli nascendo in mezzo alla povertà a Betlemme (casa del Pane) vuole diventare compagno di strada di ciascuno, possa ogni uomo incontrare Dio :) !
post pubblicato in La Fede, il 23 dicembre 2010
Da quell’alba in poi la vita ha l'energia dell'eternità
post pubblicato in Diario, il 4 maggio 2010
Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: “L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economica-sociale”
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 7 luglio 2009
Attendevo con gioia e con altrettanta gioia accolgo l’enciclica sociale Caritas in veritate del Santo Padre Benedetto XVI.
Da una prima letta non ha disatteso le mie aspettative. Così come ho fatto in passato mi procurerò una copia cartacea, mi consentirà di gustarla con attenzione e calma, di prendere appunti e annotazioni. E’ un documento, questo di cui il papa ci ha fatto dono, dal valore incommensurabile, perché può offrire a ben vedere sprazzi di luce nel difficile e burrascoso tempo che viviamo. Bisogna farne tesoro.

Personalmente mi sono, ad oggi, soffermata su alcuni contenuti, in particolare, di rilevante interesse, a mio avviso.
La giustizia? Cos’è? Talvolta, forse spesso, pare sia passata di moda. Il papa ce lo ricorda in modo chiaro ed inequivocabile. “La giustizia” induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. La carità, invece, eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del mio all’altro, ma non è mai senza giustizia. La giustizia non è estranea alla carità. E’ la prima via; come ebbe a dire Paolo VI, la misura minima. Non posso donare ciò che è mio, senza aver dato all'altro, in primo luogo ciò che gli spetta secondo giustizia.
Scorrendo il documento si incontra poi il bene comune. Amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. In una società in via di globalizzazione, il bene comune e l'impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell'intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni, così da dare forma di unità e di pace alla città dell'uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio.
Nella considerazione dei problemi dello sviluppo, viene in rilievo il nesso diretto tra povertà e disoccupazione. I poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati « i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia ». Già il 10 maggio 2000, Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo dei Lavoratori, lanciò un appello per « una coalizione mondiale in favore del lavoro decente » incoraggiando la strategia dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. In tal modo, conferiva un forte riscontro morale a questo obiettivo, quale aspirazione delle famiglie in tutti i Paesi del mondo. Che cosa significa la parola « decenza » applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l'espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa.

Cliccando qui puoi leggere il testo completo dell'Enciclica

Il Papa è riuscito a conquistare il cuore degli americani
post pubblicato in Curiosità, notizie, approfondimenti..., il 22 aprile 2008

La difficile missione negli Stati Uniti di Benedetto XVI ha avuto un grande successo e ha spronato la Chiesa, ancora provata dallo scandalo degli abusi sessuali. Ha saputo parlare a tutti: alla Chiesa, al Presidente, alla Nazione, all’Onu, cioè alle nazioni compresi gli Stati Uniti.
Si era avuto l’impressione che Bush accogliendo il Papa alla Casa Bianca si chiamasse fuori dalla responsabilità circa i diritti umani, circa la difesa della vita, per tessere le lodi del modello americano, anche di laicità e di rispetto delle diverse religioni. Il Papa lo ha corretto e ha posto anche il presidente di fronte ad esse.
Sulla difesa della vita si è fatta qualche confusione, come se il Papa ne parlasse solo in riferimento all’aborto. Non è vero, perché i ragionamenti di Benedetto XVI hanno abbracciato l’intera questione. E la decisione americana di ripristinare di fatto la pena di morte, dopo una moratoria di qualche mese in attesa della decisione della Corte Suprema sull’umanità dell’iniezione letale, significa che le parole del Papa sono state disattese dalla suprema istanza delle istituzione americane.
Non si può essere contro l’aborto e a favore delle pena di morte. Così come non si può rispettare le religioni in pubblico e in privato, ma non seguirne poi le indicazione, anche etiche e morali. Il Papa è amico degli americani. Ma gli amici, qualche volta, vanno ascoltati.

A. Bobbio
http://www.paoline.it/content/memo.asp?intMemo=1


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 22/4/2008 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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