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Liberidivolare "Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù" (Eb. 12, 1-2)
• E' un amore edificato per sempre, nel cielo rendi stabile la tua fedeltà :-D
post pubblicato in Eventi, il 18 dicembre 2011
Mimmo Cavallaro - Taranproject
post pubblicato in Eventi, il 17 agosto 2008

Il Festival “L’altra pizzica – il ballo di San Vito” è uno degli eventi che connota da qualche anno la bella stagione, a San Vito dei Normanni.
Ieri sera, in piazza, ho assistito all’esibizione in concerto di Mimmo Cavallaro - Taranproject.
Con tutti gli strumenti della tradizione e non (lira calabrese, chitarra battente, basso elettrico, chitarra classica, tamburello, ecc.), hanno saputo comunicare, valori, sentimenti, aspirazioni e speranze della gente di Calabria, attraverso un piacevole viaggio nel passato, segnato dalle pulsazioni di un presente, teso al dialogo fra gente e culture diverse. Grazie alla eccezionale capacità di penetrare e rappresentare i suoni e i ritmi della musica calabrese, questi artisti, ieri sera, non solo hanno reso omaggio al Sud, ma soprattutto hanno parlato, musicalmente, al cuore dei presenti.
Personalmente, porterò sempre con me questo semplice, ma importantissimo messaggio: “La musica conserva la sua essenza se riesce ad esprimere gioia,  proprio quella che nasce dallo star bene insieme”.

Grazie Mimmo! Grazie Taranproject!

 






Qui, se vuoi, puoi trovare alcune notizie riguardanti Mimmo Cavallaro - Taranproject.

L'attenzione
post pubblicato in Curiosità, notizie, approfondimenti..., il 22 aprile 2008

Attenzione, "ad -tensione", "ad-tendere": tendere a, rivolgere l'animo a qualcuno o qualcosa.
L'attenzione verso i messaggi (degli altri, del mondo) è selettiva. Inevitabilmente da umani,
non possiamo fare altro che delle scelte. E' la qualità delle scelte a non essere precostituita o scontata. Occorre educarsi ad una selezione sapiente. In mancanza l'attenzione sarà di bassa qualità
.

La
 Weil
 sull'argomento ha scritto: "Il più delle volte si confonde l'attenzione con una specie di sforzo muscolare. Se dite agli allievi: "Adesso fate attenzione, li vedrete aggrottare le sopracciglia, tenere il respiro, contrarre i muscoli. Se dopo due minuti chiedete loro a cosa sono stati attenti, non sanno che rispondere. Non sono stati attenti... Hanno contratto i muscoli... Poichè finisce per stancare, si ha l'impressione di aver lavorato. E' un'illusione. La volontà... contrariamente all'opinione più comune, non ha alcuna parte nello studio. L'intelligenza non può essere guidata se non dal desiderio. Perchè vi sia desiderio, occorre che vi siano amore e gioia. L'intelligenza non cresce e non porta frutto se non nella gioia. La gioia di apprendere è altrettanto indispensabile agli studi quanto la respirazione a chi fa gare di corsa. Là dove manca, non vi sono studenti, ma povere caricature di apprendisti, che alla fine dell'apprendistato non avranno neanche un mestiere".

Ha scritto Platone che un esercizio forzato dall'esterno può comunque giovare al soggetto. Su questo principio si  basano ancora alcuni esercizi riabilitativi di fisioterapia: qualcuno muove l'arto del paziente che in questo modo a poco a poco recupera la funzionalità del muscolo. Ma Platone continua dicendo che nessun esercizio intellettuale imposto dall'esterno può di per sè far crescere le nostre capacità intellettive. E' pur vero che esiste un senso di fatica anche nelle cose che amiamo e per le quali siamo pure disponibili a sottoporci ad una disciplina. Ma è la gioia, scrive la Weil, che anima la fatica dell'attenzione. E' la passione per questo mondo  e per questa vita. La passione per le cose fatte bene.

Lo studioso Cristoph, ne La società eccitata, (2004) sostiene che siamo nella "società della sensazione". Viviamo di eventi spettacolari, che attraggono la percezione, nei quali l'unico elemento immutabile è diventato il continuo mutamento. Siamo immersi nella onnipresenza di un intero sistema audiovisivo che fa balenare sugli schermi innumerevoli attimi ammaliatori, orientando la percezione su quelli sensazionali, in grado di "bucare"  lo schermo con shock ripetuti che creano assuefazione. Siamo una massa eccitata ed eccitabile, e tuttavia sistematicamente annoiata. Fare attenzione è un'altra cosa: implica un coinvolgimento personale.

Ha scritto MCLuhan che la tv è "gomma da masticare per gli occhi". Il bambino ama le immagini in movimento, i volti delle persone. La tv muove in continuazione le sue immagini, ci offre una serie ininterrotta di volti. Avete presente i giochi musicali che si appendono sopra le culle, con i personagi che ruotano? Bambini un pò stagionati - e tuttavia non ancora cresciuti - siamo ancora a bearci di sofisticati giochi musicali. E' anche un fatto fisiologico: la reazione completa a uno stimolo presuppone la sua chiusura, abbiamo bisogno di un mezzo secondo per valutare lo stimolo. Ma non ce lo concedono, occorre un numero critico di sequenze per non far cambiare canale. Non soltanto alla tv. A volte è così anche nella vita quotidiana.
Eppure dovremmo ricordare che un assaggio di tutto è forse il miglior modo per non avere appetito di nulla.
Anselmo Grotti

http://www.paoline.it/content/article.asp?intIdArea=2&intIdCategory=23&intIdArticle=1289&

Il cerchio della gioia
post pubblicato in Diario, il 5 aprile 2008

Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d'uva.

"Frate portinaio" disse il contadino "sai a chi voglio regalare questo grappolo d'uva che è il più bello della mia vigna?".
"Forse all'Abate o a qualche frate del convento".
"No, a te!".
"A me?" Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. "Lo vuoi dare proprio a me?"
"Certo, perché mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d'uva ti dia un po' di gioia!".
La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.
 
Il frate portinaio mise il grappolo d'uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un'idea: "Perché non porto questo grappolo all'Abate per dare un po' di gioia anche a lui?".
Prese il grappolo e lo portò all'Abate.
L'Abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c'era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: "Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco". 

Il grappolo d'uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate ai fornelli, e glielo mandò.
Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po' di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro.

Finché, di frate in frate il grappolo d'uva tornò dal frate portinaio (per portargli un po' di gioia).
Così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia. 

Bruno Ferrero, 40 storie nel deserto

Non aspettare che inizi qualche altro.
Tocca a te, oggi, cominciare un cerchio di gioia.
Spesso basta una scintilla piccola piccola per far esplodere una carica enorme. Basta una scintilla di bontà e il mondo comincerà a cambiare.
L'amore è l'unico tesoro che si moltiplica per divisione: è l'unico dono che aumenta quanto più ne sottrai. E' l'unica impresa nella quale più si spende, più si guadagna; regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere e domani ne avrai più di prima.

http://www.qumran2.net/ritagli/ritaglio.pax?id=415


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 5/4/2008 alle 20:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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