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Liberidivolare "Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù" (Eb. 12, 1-2)
L'attenzione
post pubblicato in Curiosità, notizie, approfondimenti..., il 22 aprile 2008

Attenzione, "ad -tensione", "ad-tendere": tendere a, rivolgere l'animo a qualcuno o qualcosa.
L'attenzione verso i messaggi (degli altri, del mondo) è selettiva. Inevitabilmente da umani,
non possiamo fare altro che delle scelte. E' la qualità delle scelte a non essere precostituita o scontata. Occorre educarsi ad una selezione sapiente. In mancanza l'attenzione sarà di bassa qualità
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La
 Weil
 sull'argomento ha scritto: "Il più delle volte si confonde l'attenzione con una specie di sforzo muscolare. Se dite agli allievi: "Adesso fate attenzione, li vedrete aggrottare le sopracciglia, tenere il respiro, contrarre i muscoli. Se dopo due minuti chiedete loro a cosa sono stati attenti, non sanno che rispondere. Non sono stati attenti... Hanno contratto i muscoli... Poichè finisce per stancare, si ha l'impressione di aver lavorato. E' un'illusione. La volontà... contrariamente all'opinione più comune, non ha alcuna parte nello studio. L'intelligenza non può essere guidata se non dal desiderio. Perchè vi sia desiderio, occorre che vi siano amore e gioia. L'intelligenza non cresce e non porta frutto se non nella gioia. La gioia di apprendere è altrettanto indispensabile agli studi quanto la respirazione a chi fa gare di corsa. Là dove manca, non vi sono studenti, ma povere caricature di apprendisti, che alla fine dell'apprendistato non avranno neanche un mestiere".

Ha scritto Platone che un esercizio forzato dall'esterno può comunque giovare al soggetto. Su questo principio si  basano ancora alcuni esercizi riabilitativi di fisioterapia: qualcuno muove l'arto del paziente che in questo modo a poco a poco recupera la funzionalità del muscolo. Ma Platone continua dicendo che nessun esercizio intellettuale imposto dall'esterno può di per sè far crescere le nostre capacità intellettive. E' pur vero che esiste un senso di fatica anche nelle cose che amiamo e per le quali siamo pure disponibili a sottoporci ad una disciplina. Ma è la gioia, scrive la Weil, che anima la fatica dell'attenzione. E' la passione per questo mondo  e per questa vita. La passione per le cose fatte bene.

Lo studioso Cristoph, ne La società eccitata, (2004) sostiene che siamo nella "società della sensazione". Viviamo di eventi spettacolari, che attraggono la percezione, nei quali l'unico elemento immutabile è diventato il continuo mutamento. Siamo immersi nella onnipresenza di un intero sistema audiovisivo che fa balenare sugli schermi innumerevoli attimi ammaliatori, orientando la percezione su quelli sensazionali, in grado di "bucare"  lo schermo con shock ripetuti che creano assuefazione. Siamo una massa eccitata ed eccitabile, e tuttavia sistematicamente annoiata. Fare attenzione è un'altra cosa: implica un coinvolgimento personale.

Ha scritto MCLuhan che la tv è "gomma da masticare per gli occhi". Il bambino ama le immagini in movimento, i volti delle persone. La tv muove in continuazione le sue immagini, ci offre una serie ininterrotta di volti. Avete presente i giochi musicali che si appendono sopra le culle, con i personagi che ruotano? Bambini un pò stagionati - e tuttavia non ancora cresciuti - siamo ancora a bearci di sofisticati giochi musicali. E' anche un fatto fisiologico: la reazione completa a uno stimolo presuppone la sua chiusura, abbiamo bisogno di un mezzo secondo per valutare lo stimolo. Ma non ce lo concedono, occorre un numero critico di sequenze per non far cambiare canale. Non soltanto alla tv. A volte è così anche nella vita quotidiana.
Eppure dovremmo ricordare che un assaggio di tutto è forse il miglior modo per non avere appetito di nulla.
Anselmo Grotti

http://www.paoline.it/content/article.asp?intIdArea=2&intIdCategory=23&intIdArticle=1289&

La responsabilità è personale
post pubblicato in LIBERTA' E RESPONSABILITA', il 22 aprile 2008

 “Colui che ha peccato e non altri deve morire, il figlio non sconta l’iniquità del padre, né il padre l’iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità. (Ezechiele 18, 20)

Gli esperti che infestano le trasmissioni e i talk show televisivi fanno a gara nel cercare la responsabilità al di fuori della persona.
“La responsabilità – pontificano – è della società, dell’infanzia infelice, dei genitori troppo assenti, dei nonni troppo presenti, degli amici, dei professori, del datore di lavoro, dei sindacalisti, dei politici, dei tabù, della Chiesa…"
La responsabilità è degli altri.
E le persone chic ormai si presentano con un serioso “Tizio dei pesci”, “Piacere, Caia dello scorpione”.
Così, qualsiasi cosa accada, dipenderà dall’oroscopo.
Dio invece afferma: “Davanti a me ci sei solo tu, e soltanto tu sei il responsabile delle tue scelte”.
Genitori assenti, nonni possessivi, professori ignoranti, compagni cattivi, politici corrotti… non tolgono un grammo alla responsabilità personale.

Ogni fuga dalla responsabilità personale è un attentato alla libertà e una ferita alla voglia di costruire la vita con le proprie mani.

Tonino Lasconi

Se andasse meglio di così sarei due persone
post pubblicato in Diario, il 4 aprile 2008
Voglio raccontarvi una piccola storia:
"Vivi pienamente ogni giorno, ogni respiro".....

Rob è il tipo di persona che ti fa piacere odiare: è sempre di buon umore, ed ha sempre qualcosa di positivo da dire.

Quando qualcuno gli chiede come va, lui risponde"se andasse meglio di così, sarei due persone!".
È un ottimista. Se un collega ha un giorno no, Rob riesce sempre a fargli vedere il lato positivo della situazione.

Vederlo mi incuriosiva e così un giorno gli chiesi:" Io non capisco, non è possibile essere ottimisti ogni giorno, come fai?".

Rob mi rispose : "ogni giorno mi sveglio e mi dico, oggi avrò due possibilità.

Posso scegliere di essere di buon umore o di cattivo umore."
 Scelgo di essere di buon umore.
Quando qualcosa di brutto mi succede io posso scegliere di essere una vittima o comunque trarne profitto.
Ed io scelgo di imparare. Ogni volta che qualcuno viene da me a lamentarsi per qualcosa,io posso scegliere di accettare le lamentele, o posso scegliere di aiutarlo a vedere il lato positivo della vita.

Ed io scelgo il lato positivo della vita.
"
Ma non è sempre così facile" gli dissi.
"
Si, lo è " disse Rob, "la vita è tutta una questione di scelte.

Quando tagli via tutto ciò che non conta, è tutta una questione di scelte.
Sta a te scegliere come reagire alle situazioni, sta a te decidere come lasciare che gli altri influenzino il tuo umore. Tu scegli se essere di buon umore o di cattivo umore. Alla fine sei tu a decidere come vivere la tua vita.
"

Dopo quella conversazione ci perdemmo di vista.....
ma spesso mi ritrovai a pensare alle sue parole quando dovevo fare una scelta nella mia vita,
invece di reagire agli eventi.

Ho saputo che Rob aveva avuto un brutto incidente sul lavoro: era caduto da 12 metri di altezza, e dopo 18 ore di sala operatoria fu rilasciato dall'ospedale con una piastra d'acciaio nella schiena.

Sono andato a trovarlo e gli ho chiesto come si sentisse: "Se stessi meglio sarei due persone" mi rispose,"vuoi vedere le mie cicatrici?" Ma come fai?", gli chiesi, "ad essere cosi positivo dopo quello che ti è successo?".

Mi rispose : "Mentre stavo cadendo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la mia bimba.
Poi mentre giacevo per terra, mi sono detto che potevo scegliere di vivere o di morire. Ed ho scelto di vivere".
Ma non hai mai avuto paura?", chiesi.
Mi rispose :
"Si, quando mi hanno portato in ospedale ed ho visto l'espressione sul viso dei medici e dei dottori, ho avuto paura,perché era come se guardassero ad un uomo morto.
Poi un'infermiera mi ha chiesto se avessi allergie, ed io risposi...
SI.
Tutti mi guardarono, ed io urlai: sono allergico alla......gravità!". Tutti scoppiarono a ridere, ed io dissi: "ed ora operatemi da uomo vivo, non come se fossi già morto."

Rob mi ha insegnato che ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere di vivere la vita pienamente. Quindi è inutile preoccuparsi sempre per il domani, perché ogni giorno ha i suoi problemi su cui scegliere di vivere,e domani penseremo ai problemi di domani. Dopo tutto, oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Adesso hai due scelte : vivere o "lasciarti vivere"... Io voglio VIVERE... e tu???

 
La storia è tratta dal blog di Vitalba, mia sorella

E' in Spagna. Mi manca. Non vedo l'ora ritorni, siamo profondamente legate, com'è giusto che sia. E' eccezionalmente eccezionale.
 


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 4/4/2008 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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