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Liberidivolare "Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù" (Eb. 12, 1-2)
per un futuro migliore... buon 17 marzo
post pubblicato in Diario, il 16 marzo 2011



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Dal Salmo 99
post pubblicato in Diario, il 18 ottobre 2010



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Evviva !
post pubblicato in Diario, il 22 settembre 2010



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Frase del giorno
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2010



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Vi auguro di sperimentare la verità che egli, il Cristo, vi guarda con amore! (Lettera ai giovani, n. 7)
post pubblicato in Diario, il 18 settembre 2010



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Lo sguardo di Dio sull'altro. Questo è importante
post pubblicato in Diario, il 7 settembre 2010



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La Vita e L'Amore Poesie di Luigi Carriero
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2010



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Fiducia
post pubblicato in Diario, il 14 maggio 2010



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"In ogni persona c'è un frammento divino. Nell'umano dobbiamo saper coniugare con vivacità, creatività, il frammento divino" don Giosy
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2010



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La nostra libertà è questa: essere soggetti alla verità. Solo chi è soggetto alla verità è libero, e solo chi ama la verità e nella verità ama davvero
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2010



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Chiostri interiori
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2010

Non c’è cuore di un uomo, credo, e tanto meno di donna, che almeno una volta, specie durante la giovinezza, non abbia sentito l’attrattiva del chiostro.
Non è l’attrattiva per una forma claustrale di vita, ma per cosa che pare sia concentrato proprio lì, fra quattro mura, e si fa sentire, sonoro, anche da lontano.
Eppure anche la mia casa può avere il profumo del chiostro; anche le pareti del mio abitato possono divenire regno di pace, fortezze di Dio in mezzo al mondo.
Non è tanto il chiasso esterno della radio aperta a tutto spiano, dell’inquilino accanto, e lo strepito delle macchine, o l’urlo degli strilloni, che tolgono l’incanto alla mia casa; è piuttosto ogni rumore dentro di me che fa del mio abitato una piazza senza protezione di mura, perché senza protezione di amore. Il Signore è dentro di me. Egli vorrebbe muovere i miei atti, permeare della sua luce il mio pensiero, accendere la mia volontà, darmi la legge insomma del mio stare e del mio andare.
Ma c’è il mio io, a volte, che non lo lascia vivere. Se quello cessa di disturbare, Iddio stesso prenderà possesso di tutto il mio essere e saprà dare anche a queste mura l’importanza di un’abbazia e a questa stanza la sacralità di una chiesa, al mio seder a mensa la dolcezza di un rito, alle mie vesti il profumo di un abito benedetto, al suono della porta o del telefono la nota gioiosa di un incontro con i fratelli, che rompe, eppur continua il colloquio con Dio.
Allora sul silenzio di me parlerà un Altro e sullo spegnersi mio si accenderà una luce. Ed essa brillerà molto lontano, oltrepassando e quasi consacrando queste mura che proteggono un membro di Cristo, un tempio dello Spirito Santo. E altra gente verrà alla casa mia per cercare con me il Signore e, nella nostra comune ricerca amorosa, s’accrescerà la fiamma, s’alzerà il tono della melodia divina. E il cuor mio pur stando in mezzo al mondo, non chiederà più altro. Cristo sarà il mio chiostro, il Cristo del mio cuore, Cristo in mezzo ai cuori




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Da quell’alba in poi la vita ha l'energia dell'eternità
post pubblicato in Diario, il 4 maggio 2010
Il miracolo per cui l’uomo è stato creato: l'amore. L’amore vissuto, rinnovato, donato, gratuito, generoso, spassionato, umile, felice, sofferto, offerto, coraggioso, sorridente, radicale.
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2010



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Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo
post pubblicato in Diario, il 4 aprile 2010

La Pasqua è, per noi cristiani, la più grande Festa dell'anno liturgico. Un grande augurio, allora, a tutti,  per questa Festa divina e sublime, Festa che riguarda tutti ed è la vera sorgente della Speranza e della Gioia: la SANTA PASQUA.
La Gioia che Gesù ci dona doni alla nostra vita il 'vero' respirò del cuore, che sgorga proprio dal Divino Amore del Padre.
AUGURI DI CUORE

Il Signore è Risorto e noi con Lui! Alleluia

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=18035




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"SEGRETI DELL´AMORE"
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2010

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Storia di CUORI
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2008

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Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas
post pubblicato in Diario, il 28 agosto 2008

  http://www.youtube.com/watch?v=IuokXZ7hO3Y

"Questa è la felicità: godere in Te, di Te, per Te, questa è la vera felicità, nessun altra". 

 
Il dottore della Legge chiede a Gesù: Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?
Gesù non risponde direttamente, ma suscita la risposta con questa domanda: Che cosa sta scritto nella legge? Che cosa vi leggi?"Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso"
.
E questa è la risposta che Gesù stesso vuole dare, conclude infatti: "Hai risposto bene; fa' questo e vivrai".
Alla fine della nostra vita, dice S. Giovanni della Croce" saremo giudicati sull'amore: ciò che conta è amare!


continua



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"Brillante Weblog"
post pubblicato in Diario, il 13 luglio 2008
 

Andrzej,  mi hai fatto dono del premio “Brillante Weblog". Se così hai deciso, a me non resta che accettarlo: grazie, ne sono onorata e felice. Chi riceve il premio,  -apprendo dal post che hai pubblicato - può, a sua volta,  premiare - almeno - altri 7 blog.
Con immensa gioia, conferisco il Premio a:

Lorenzo, Dario, Max, Riccardo, Paolo, Andarelontano, Vitachiara,

PS. : L’ordine di citazione è casuale, a mio modo di vedere, ciascuno nella sua unicità - brillantemente - e in egual misura - lo merita.
Non me ne vogliano i blogger non menzionati, altrettanto validi: l'occhio è caduto su quelli che visito con una certa frequenza, che, perciò, meglio conosco e ai quali sono in particolar modo affezionata.


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Lo specchio di chi ama
post pubblicato in Diario, il 6 maggio 2008



Chi è buono dona un poco,
chi ama vive per donare.
Chi è buono sopporta l’offesa,
chi ama dimentica.
Chi è buono ha compassione,
chi ama aiuta.
Chi è buono sorride,
chi ama fa sorridere.
Chi è buono comincia e finisce,
chi ama comincia per non finire mai.
Chi è buono fa quel che può,
chi ama fa l’impossibile.
Chi è buono aiuta chi sta vicino,
chi ama sempre sta vicino per aiutare.
Chi è buono misura il suo aiuto,
chi ama aiuta senza misura.

(Don Carlo)


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Le piccole cose di ogni giorno
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2008

 

"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"
(
Mt 28, 20)

Il poeta tedesco Rilke fece questa esatta, precisa osservazione:
"Se la vita di ogni giorno ti sembra povera, non metterla sotto accusa;
accusa piuttosto te stesso di non essere abbastanza attento
nello scoprirne le ricchezze divine".
Ogni giorno è carico di eternità.

http://www.youtube.com/watch?v=aJ4tEFPuhYI&eurl=http://padrenuestro.net/cristianos/modules/smartsection/item.php?itemid=1343


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Educazione alla povertà
post pubblicato in Diario, il 18 aprile 2008
don Tonino Bello, Sui sentieri di Isaia

L'educazione alla povertà è un mestiere difficile: per chi lo insegna e per chi lo impara. Forse per questo il Maestro ha voluto riservare ai poveri la prima beatitudine.
Non è vero che si nasce poveri.
Si può nascere poeti, ma non poveri.
Poveri si diventa. Come si diventa avvocati, tecnici, preti.
Dopo una trafila di studi, cioè.
Dopo lunghe fatiche ed estenuanti esercizi.
Questa della povertà, insomma, è una carriera. E per giunta tra le più complesse. Suppone un noviziato severo. Richiede un tirocinio difficile. Tanto difficile, che il Signore Gesù si è voluto riservare direttamente l'insegnamento di questa disciplina.
Nella seconda lettera che San Paolo scrisse ai cittadini di Corinto, al capitolo ottavo, c è un passaggio fortissimo: "Il Signore nostro Gesù Cristo, da ricco che era, si è fatto povero per voi".
E' un testo splendido. Ha la cadenza di un diploma di laurea, conseguito a pieni voti, incorniciato con cura, e gelosamente custodito dal titolare, che se l'è portato con sé in tutte le trasferte come il documento più significativo della sua identità: "Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli il nido; ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".
Se l'è portato perfino nella trasferta suprema della croce, come la più inequivocabile tessera di riconoscimento della sua persona, se è vera quella intuizione di Dante che, parlando della povertà del Maestro, afferma: "Ella con Cristo salì sulla croce".
Non c'è che dire: il Signore Gesù ha fatto una brillante carriera.
E ce l'ha voluta insegnare.
Perché la povertà si insegna e si apprende. Alla povertà ci si educa e ci si allena. E, a meno che uno non sia un talento naturale, l'apprendimento di essa esige regole precise, tempi molto lunghi, e, comunque, tappe ben delineate.
Proviamo a delinearne sommariamente tre.

Povertà come annuncio
(…)

Povertà come rinuncia
(…)

Povertà come denuncia

Di fronte alle ingiustizie del mondo, alla iniqua distribuzione delle ricchezze, alla diabolica intronizzazione del profitto sul gradino più alto della scala dei valori, il cristiano non può tacere.
Come non può tacere dinanzi ai moduli dello spreco, del consumismo, dell'accaparramento ingordo, della dilapidazione delle risorse ambientali.
Come non può tacere di fronte a certe egemonie economiche che schiavizzano i popoli, che riducono al lastrico intere nazioni, che provocano la morte per fame di cinquanta milioni di persone all'anno, mentre per la corsa alle armi, con incredibile oscenità, si impiegano capitali da capogiro.
Ebbene, quale voce di protesta il cristiano può levare per denunciare queste piovre che il Papa, nella "Sollicitudo rei socialis", ha avuto il coraggio di chiamare strutture di peccato? Quella della povertà!
Anzitutto, la povertà intesa come condivisione della propria ricchezza.
E' un'educazione che bisogna compiere, tornando anche ai paradossi degli antichi Padri della Chiesa: "Se hai due tuniche nell'armadio, una appartiene ai poveri". Non ci si può permettere i paradigmi dell'opulenza, mentre i teleschermi ti rovinano la digestione, esibendoti sotto gli occhi i misteri dolorosi di tanti fratelli crocifissi. Le carte patinate delle riviste, che riproducono le icone viventi delle nuove tragedie del Calvario, si rivolgeranno un giorno contro di noi come documenti di accusa, se non avremo spartito con gli altri le nostre ricchezze.
La condivisione dei propri beni assumerà, così, il tono della solidarietà corta.
Ma c'è anche una solidarietà lunga che bisogna esprimere.
Ed ecco la povertà intesa come condivisione della sofferenza altrui
.
E' la vera profezia, che si fa protesta, stimolo, proposta, progetto. Mai strumento per la crescita del proprio prestigio, o turpe occasione per scalate rampanti.
Povertà che si fa martirio: tanto più credibile, quanto più si è disposti a pagare di persona.
Come ha fatto Gesù Cristo, che non ha stipendiato dei salvatori, ma si è fatto lui stesso salvezza e, per farci ricchi, sì è fatto povero fino al lastrico dell'annientamento.
L'educazione alla povertà è un mestiere difficile: per chi lo insegna e per chi lo impara.
Forse è proprio per questo che il Maestro ha voluto riservare ai poveri, ai veri poveri, la prima beatitudine.

www.qumran2.net/ritagli/ritaglio.pax?id=1945

 




permalink | inviato da Vanna Lo Re il 18/4/2008 alle 23:13 | Versione per la stampa
L'eco della vita
post pubblicato in Diario, il 16 aprile 2008
Padre e figlio stanno passeggiando nella foresta.
A un certo punto, il bambino inciampa e cade.
Il forte dolore lo fa gridare: "Ahhhhh!".

Con sua massima sorpresa, ode
una voce  tornare dalla montagna: "Ahhhhh!".

Pieno di curiosità, grida: "Chi sei?" -
ma l'unica risposta che riceve è: "Chi sei?".

Questo lo fa arrabbiare, così grida:
"Sei solo un codardo!" -
e la voce risponde: "Sei solo un codardo!"
Perplesso, guarda suo padre
e gli chiede cosa stesse succedendo.

E il padre gli risponde: "Stà a vedere, figliolo!",

e poi urla: "Ti voglio bene!" -
e la voce gli risponde: "Ti voglio bene!".

Poi urla "Sei fantastico!" -
e la voce risponde: "Sei fantastico!"

Il bambino era sorpreso,
ma ancora non riusciva a capire
cosa stesse succedendo.

Così suo padre gli spiegò:
"La gente lo chiama 'ecò,
ma in verità si tratta della vita stessa.

La vita ti ridà sempre ciò che tu le dai:
è uno specchio delle tue proprie azioni.

Vuoi amore?
Dalle amore!
Vuoi più gentilezza?
Dalle più gentilezza.

Vuoi comprensione e rispetto?
Offrili tu stesso.

Se desideri che
la gente sia paziente e rispettosa
nei tuoi confronti,
sii tu per primo paziente e rispettoso.

Ricorda, figlio mio:
questa legge di natura si applica
a ogni aspetto delle nostre vite".

Nel bene e nel male, si riceve sempre ciò che si dà:
ciò che ci accade non sono buona o cattiva sorte,
bensì lo specchio
delle nostre azioni.

http://www.qumran2.net/ritagli/ritaglio.pax?id=3724


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 16/4/2008 alle 18:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il cerchio della gioia
post pubblicato in Diario, il 5 aprile 2008

Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d'uva.

"Frate portinaio" disse il contadino "sai a chi voglio regalare questo grappolo d'uva che è il più bello della mia vigna?".
"Forse all'Abate o a qualche frate del convento".
"No, a te!".
"A me?" Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. "Lo vuoi dare proprio a me?"
"Certo, perché mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d'uva ti dia un po' di gioia!".
La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.
 
Il frate portinaio mise il grappolo d'uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un'idea: "Perché non porto questo grappolo all'Abate per dare un po' di gioia anche a lui?".
Prese il grappolo e lo portò all'Abate.
L'Abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c'era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: "Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco". 

Il grappolo d'uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate ai fornelli, e glielo mandò.
Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po' di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro.

Finché, di frate in frate il grappolo d'uva tornò dal frate portinaio (per portargli un po' di gioia).
Così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia. 

Bruno Ferrero, 40 storie nel deserto

Non aspettare che inizi qualche altro.
Tocca a te, oggi, cominciare un cerchio di gioia.
Spesso basta una scintilla piccola piccola per far esplodere una carica enorme. Basta una scintilla di bontà e il mondo comincerà a cambiare.
L'amore è l'unico tesoro che si moltiplica per divisione: è l'unico dono che aumenta quanto più ne sottrai. E' l'unica impresa nella quale più si spende, più si guadagna; regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere e domani ne avrai più di prima.

http://www.qumran2.net/ritagli/ritaglio.pax?id=415


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 5/4/2008 alle 20:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Se andasse meglio di così sarei due persone
post pubblicato in Diario, il 4 aprile 2008
Voglio raccontarvi una piccola storia:
"Vivi pienamente ogni giorno, ogni respiro".....

Rob è il tipo di persona che ti fa piacere odiare: è sempre di buon umore, ed ha sempre qualcosa di positivo da dire.

Quando qualcuno gli chiede come va, lui risponde"se andasse meglio di così, sarei due persone!".
È un ottimista. Se un collega ha un giorno no, Rob riesce sempre a fargli vedere il lato positivo della situazione.

Vederlo mi incuriosiva e così un giorno gli chiesi:" Io non capisco, non è possibile essere ottimisti ogni giorno, come fai?".

Rob mi rispose : "ogni giorno mi sveglio e mi dico, oggi avrò due possibilità.

Posso scegliere di essere di buon umore o di cattivo umore."
 Scelgo di essere di buon umore.
Quando qualcosa di brutto mi succede io posso scegliere di essere una vittima o comunque trarne profitto.
Ed io scelgo di imparare. Ogni volta che qualcuno viene da me a lamentarsi per qualcosa,io posso scegliere di accettare le lamentele, o posso scegliere di aiutarlo a vedere il lato positivo della vita.

Ed io scelgo il lato positivo della vita.
"
Ma non è sempre così facile" gli dissi.
"
Si, lo è " disse Rob, "la vita è tutta una questione di scelte.

Quando tagli via tutto ciò che non conta, è tutta una questione di scelte.
Sta a te scegliere come reagire alle situazioni, sta a te decidere come lasciare che gli altri influenzino il tuo umore. Tu scegli se essere di buon umore o di cattivo umore. Alla fine sei tu a decidere come vivere la tua vita.
"

Dopo quella conversazione ci perdemmo di vista.....
ma spesso mi ritrovai a pensare alle sue parole quando dovevo fare una scelta nella mia vita,
invece di reagire agli eventi.

Ho saputo che Rob aveva avuto un brutto incidente sul lavoro: era caduto da 12 metri di altezza, e dopo 18 ore di sala operatoria fu rilasciato dall'ospedale con una piastra d'acciaio nella schiena.

Sono andato a trovarlo e gli ho chiesto come si sentisse: "Se stessi meglio sarei due persone" mi rispose,"vuoi vedere le mie cicatrici?" Ma come fai?", gli chiesi, "ad essere cosi positivo dopo quello che ti è successo?".

Mi rispose : "Mentre stavo cadendo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la mia bimba.
Poi mentre giacevo per terra, mi sono detto che potevo scegliere di vivere o di morire. Ed ho scelto di vivere".
Ma non hai mai avuto paura?", chiesi.
Mi rispose :
"Si, quando mi hanno portato in ospedale ed ho visto l'espressione sul viso dei medici e dei dottori, ho avuto paura,perché era come se guardassero ad un uomo morto.
Poi un'infermiera mi ha chiesto se avessi allergie, ed io risposi...
SI.
Tutti mi guardarono, ed io urlai: sono allergico alla......gravità!". Tutti scoppiarono a ridere, ed io dissi: "ed ora operatemi da uomo vivo, non come se fossi già morto."

Rob mi ha insegnato che ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere di vivere la vita pienamente. Quindi è inutile preoccuparsi sempre per il domani, perché ogni giorno ha i suoi problemi su cui scegliere di vivere,e domani penseremo ai problemi di domani. Dopo tutto, oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri.

Adesso hai due scelte : vivere o "lasciarti vivere"... Io voglio VIVERE... e tu???

 
La storia è tratta dal blog di Vitalba, mia sorella

E' in Spagna. Mi manca. Non vedo l'ora ritorni, siamo profondamente legate, com'è giusto che sia. E' eccezionalmente eccezionale.
 


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 4/4/2008 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Giovanni Paolo II
post pubblicato in Diario, il 2 aprile 2008

SORELLA

1.

Stiamo crescendo insieme.
Crescere verso l'alto: lo spazio del verde sostenuto dal cuore
va incontro al turbamento del vento
che improvviso si getta nel fogliame.
Crescere verso il fondo: crescere, no,
scoprire
a che profondità tu hai posto le radici
che ancora più nel fondo...
Ci muoviamo nella penombra delle radici
sprofondate nel suolo comune.
Faccio il confronto con le luci in alto:
riflesso d'acqua sugli orli del verde.

2.

Nessun uomo trova spianati i sentieri.
Veniamo al mondo
simili a un cespuglio che può ardere come il roveto di Mosè
oppure inaridirsi.
Sempre vanno riaperti i sentieri perchè non tornino a chiudersi
sempre vanno riaperti finché non siano diritti
nella semplicità e maturità di ogni istante:
ecco, ogni istante si apre al tempo intero
,
scavalca se stesso
e tu trovi un seme d'eternità.

3.

Quando ti chiamo sorella
io penso che ogni incontro
non solo ha in sè l'insieme degli istanti passati
ma il seme stesso dell'eternità.

Karol Wojtyla, Tutte le poesie, Corriere della Sera , pag. 65



San Giuseppe
post pubblicato in Diario, il 19 marzo 2008

E Giuseppe raccontò

Ricordo bene quella notte, quando l'angelo entrò nel mio sogno.

Era l'ora più buia, quando il giorno trascorso è già dimenticato e l'alba nuova è ancora lontana.
Io dormivo profondamente e nei miei sogni c'erano tante storie: immagini strane si mischiavano e si inseguivano tra di loro, come spesso accade.
Poi, ad un tratto, anche nei miei sogni ci fu silenzio e buio, e apparve un puntino luminoso che diventava sempre più grande, come la lampada di una barca quando si avvicina di notte alla riva.
Capii subito che quello non era un sogno come gli altri: quella luce era un angelo!

E l'angelo parlò.
E mi raccontò di Maria, del bambino, delle difficoltà che avremmo incontrato: "Non temere", mi disse, "starò sempre con voi!".

Mi svegliai di colpo: non ero spaventato, ma quella apparizione mi aveva turbato. Sentivo caldo nel chiuso della mia stanza; dovevo uscire a prendere aria, a pensare un poco a quelle parole. Infilai i sandali e andai a sedermi su di un sasso, poco lontano dalla casa, in una posizione elevata. Sotto di me c'era tutto il paese addormentato. Sopra di me il cielo stellato e la luna, che tramontava all'orizzonte.

Pensavo di essere solo, poi mi accorsi che non lontano da me c'era un gregge di pecore, custodito da due pastori: i due uomini vegliavano accanto alle braci di un fuoco quasi spento. Poi, tra le case del paese, si aprirono alcune porte e vidi uomini uscire in silenzio: erano i pescatori, che partivano a notte fonda per andare al lago di Tiberiade. Vidi anche un altro uomo uscire dal villaggio, conduceva due asini che avevano anfore legate ai fianchi: andava a prendere l'acqua.
Infine, mentre il cielo a oriente si faceva più chiaro, vidi uscire i primi contadini.

"Ecco", pensai tra me, "per tutta questa gente, per tutti noi verrà il bambino!"
E sentii una grande pace nel cuore.


Franco Signoracci, La notte più bella




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Parola di vita - Marzo 2008
post pubblicato in Diario, il 14 marzo 2008

La Vita che non muore
Chiara Lubich

"Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" (Gv 4, 34).

Ecco una meravigliosa parola di Gesù che ogni cristiano può, in certo modo, ripetere per sé stesso e che, se praticata, è in grado di condurlo assai lontano nel santo viaggio della vita.
Gesù, seduto presso il pozzo di Giacobbe, in Samaria, sta concludendo il suo colloquio con la Samaritana. I discepoli, tornati dalla vicina città, dove sono andati a fare provviste, si meravigliano che il Maestro stia parlando con una donna, ma nessuno gli chiede perché lo faccia e, partita la Samaritana, lo sollecitano a mangiare. Gesù intuisce i loro pensieri e spiega loro ciò che lo muove, rispondendo: Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete.
I discepoli non capiscono: pensano al cibo materiale e si domandano l'un l'altro se qualcuno, durante la loro assenza, ne abbia portato al Maestro. Gesù allora dice apertamente: Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.
Di cibo si ha bisogno ogni giorno per mantenersi in vita.
Gesù non lo nega. E qui parla proprio di cibo, quindi della sua naturale necessità, ma lo fa per affermare l'esistenza e l'esigenza di un altro cibo, di un cibo più importante, di cui egli non può fare a meno.
Gesù è disceso dal Cielo per fare la volontà di Colui che lo ha mandato e compiere la sua opera.
Non ha pensieri e progetti suoi ma quelli del Padre suo, le parole che dice e le opere che compie sono quelle del Padre; non fa la propria volontà ma quella di Colui che lo ha mandato.
Questa è la vita di Gesù. Attuare ciò sazia la sua fame. Così facendo, si nutre.
La piena adesione alla volontà del Padre caratterizza tutta la sua vita, fino alla morte di croce, dove porterà veramente a termine l'opera che il Padre gli ha affidato.
Gesù considera suo cibo fare la volontà del Padre, perché, attuandola, assimilandola, mangiandola, identificandosi con essa, da essa riceve la Vita.
E qual è la volontà del Padre, l'opera sua, che Gesù deve portare a compimento? È dare all'uomo la salvezza, dargli la Vita che non muore.
E un germe di questa Vita, Gesù, poco prima, col suo colloquio e col suo amore l'ha comunicato alla Samaritana. Presto, infatti, i discepoli vedranno questa Vita germogliare ed estendersi perché la Samaritana comunicherà la ricchezza scoperta e ricevuta ad altri samaritani: Venite a vedere un uomo... che sia il Messia?.
E Gesù, parlando alla Samaritana, svela il piano di Dio che è Padre: che tutti gli uomini ricevano il dono della sua vita. È questa l'opera che a Gesù urge di compiere, per affidarla poi ai suoi discepoli, alla Chiesa.
Possiamo vivere anche noi questa Parola così tipica di Gesù, sì da riflettere in modo tutto particolare il suo essere, la sua missione, il suo zelo?
Certamente! Occorrerà vivere anche noi il nostro essere figli del Padre per la Vita che Cristo ci ha comunicato, e nutrire così la nostra vita della sua volontà.
Lo possiamo fare adempiendo momento per momento ciò che lui vuole da noi, compiendolo in modo perfetto, come non avessimo altro da fare. Dio, infatti, non vuole di più.
Cibiamoci allora di ciò che Dio vuole da noi attimo dopo attimo e sperimenteremo che fare in questo modo ci sazia: ci dà pace, gioia, felicità, ci dà un anticipo - non è esagerato dirlo - di beatitudine.
Concorreremo con Gesù così anche noi, giorno per giorno, a compiere l'opera del Padre.
Sarà il modo migliore per vivere la Pasqua.

http://quovadisblog.ilcannocchiale.it/post/1829069.html




permalink | inviato da Vanna Lo Re il 14/3/2008 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Grazie
post pubblicato in Diario, il 4 marzo 2008

Desidero ringraziare ogni persona che, sinora, ha letto il blog.
Grazie di cuore anche a chi leggerà e, se vorrà,
commentando, lascerà il segno del suo passaggio.




permalink | inviato da Vanna Lo Re il 4/3/2008 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le cose indimenticabili della vita...
post pubblicato in Diario, il 2 marzo 2008

L’abbraccio di un amico,
uno sguardo che viene dal cuore,
un sorriso sincero,
un gesto di aiuto inaspettato,
il cielo stellato,
il tramonto sul mare lontano,
...

"Le cose indimenticabili della vita... sono gratuite”.




permalink | inviato da Vanna Lo Re il 2/3/2008 alle 21:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Citazione sulla citazione
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2008

  Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce,
   difficoltà a sufficienza da renderti forte,
  dolore abbastanza da renderti umano,
  speranza sufficiente a renderti felice.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno
il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio
da ogni cosa che capita sul loro cammino.

Paulo Coelho 

Sono un giornalista che ricorre, con una certa frequenza, alle citazioni: perché ho memoria e perché ho bisogno di appoggi: c'è qualcuno al mondo che la pensava, o la pensa, come me. 
Enzo Biagi 


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