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Liberidivolare "Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù" (Eb. 12, 1-2)
La bassa crescita frena l'occupazione
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 9 settembre 2011

“Riviste le stime per il 2012:l'Italia si fermerà a +0,5. Fmi: la crescita sarà più bassa. Peggiorano le prospettive di crescita in tutte le grandi economie, per la crisi dei mercati, per le incertezze nelle politiche economiche. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale, sia negli Usa che nell'area euro ha abbassato le stime di aumento del Pil. In Italia il ridimensionamento atteso per l'anno prossimo :+0,5 anziché +1,3”. (Dal sole 24 ore, 8 settembre 2011 prima pagina) Crescita più bassa vuol dire anche più bassa occupazione. Di certo Non sono dati incoraggianti. (http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-07-14/bassa-crescita-frena-occupazione-120521.shtml?uuid=AayFf1nD).

Chi cerca lavoro ed è in attesa da lungo periodo, disoccupato da più di 24 mesi, dovrebbe avere qualche chance in più, inserirsi forse prima nel mercato rispetto a chi cerca e attende da un periodo meno lungo. Se l'occupazione non riparte i consumi si fermano, i risparmi sono minori e per i giovani il futuro si dipinge poco idilliaco. E' essenziale che vengano rimossi gli ostacoli strutturali per garantire ai giovani un futuro migliore, questa è la mia modesta opinione. Chi lo desiderasse può, ovviamente, commentare; si tratta di temi che interessano un po’ tutti.A ritroso nel tempo, ossia dal 1992 al 2001, si registrava un  calo della disoccupazione breve bilanciato però dalla disoccupazione lunghissima quest'ultima salita dal 5.5%, al 18.9% (cfr. pag 146 dell'articolo*) Per “occupazione lunghissima” si fa riferimento ai “senza lavoro da 85 mesi” (anni 7 circa. Come nel mio caso).

 

*

http://db.formez.it/storicofontinor.nsf/8804ae899ac04f07c12569f40030aaca/f52ed9f9b5d661cdc1256c540037f708/$FILE/Rapporto%20Mercato%20Lavoro%20-%20Parte%20III.pdf

L'elemosina
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 2 marzo 2011



permalink | inviato da Vanna Lo Re il 2/3/2011 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
UMBRIA DONNE E LAVORO messaggia la sicurezza
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 9 febbraio 2011

Una importantissima iniziativa a cui volentieri ho partecipato, ho dedicato duri mesi di lavoro alla tematica durante la preparazione della tesi di laurea e approfondito la tematica frequentando il Master di Specializzazione sulla responsabilità civile, inoltre, alcuni post ho scritto anche in questo blog.

 

L’attualità degli infortuni lavorativi, delle tecnopatie e delle morti bianche  impone a tutti  una riflessione attenta sulla necessità di garantire maggiore prevenzione nei luoghi di lavoro. L’attività di prevenzione e l’adozione dei sistemi di sicurezza possono, come dimostrano i fatti, concorrere ad evitare dolori, lutti e situazioni di disagio, che sono determinati da circostanze  quasi sempre evitabili e prevedibili. (dal bando)

http://www.donneelavoro.it/?p=1066

http://www.donneelavoro.it/?p=460

L'articolo 2087 del codice civile è norma chiave in materia http://www.puntosicuro.it/it/ps/pdf/l-articolo-2087-del-codice-civile-nell-interpretazione-della-corte-di-cassazione-2-2-art-3140.pdf insieme all'art. 32 Cost. , la letteratura in materia è vastissima ed autorevole, come ho scritto in un commento anche richiamando un seminario a cui ho partecipato in occasione del jobmeeting organizzato da missione e lavoro, se ben ricordo...è passato qualche anno dall'incontro interessantissimo, formativo, c'erano esperti datori e responsabili della sicurezza aziendale che hanno contribuito ad aumentare le mie conoscenze grazie ai loro interventi suffragati da impegno ed esperienza sul campo. L'articolo del codice sancisce non il diritto, ma il dovere, il dovere del datore, l'obbligo di sicurezza che inizia dalla predisposizione deli strumenti necessari e dall'impegno e la collaborazione che si esplica nel corso di tutta l'attività lavorativa,  così come nei documenti l'Inail ribadisce, favorendo anche iniziative formative create ad hoc, fondamentali

La prescrizione dell'art. 2087 c.c. secondo cui "l'imprenditore è tenuto a adottare, nell'esercizio dell'impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro" è "prevenzionale" di salvaguardia della integrità psicofisica e si salda e si rafforza con la necessaria lettura dell'art. 32 Cost. che  riconosce la "tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo oltre che interesse della collettività".

Ed ecco come avrete letto il messaggio che ho scritto ed inviato

"La Tutela nei luoghi di lavoro si veste di rosa. Predisponi tutti gli strumenti idonei: la prevenzione deve essere una priorità",

 

 

 

 

grazie, grazie  di cuore per questa occasione, per questo scambio comunicativo pregno di buoni valori e propositi encomiabili volti al bene di tutti e ciascuno per un futuro più sereno, per un futuro più sicuro, per un futuro di bene, auguri auguri di cuore




permalink | inviato da Vanna Lo Re il 9/2/2011 alle 13:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Merito: competenze (saper fare) + impegno (volontà per giungere al saper fare e al fare).
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 19 gennaio 2011



permalink | inviato da Vanna Lo Re il 19/1/2011 alle 10:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Welfare to work
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 4 giugno 2010

 

La Regione Puglia ha pubblicato su bollettino ufficiale n° 28 dell'11/2/2010 l'avviso pubblico per la presentazione da parte delle imprese presenti sul territorio pugliese, di domande di incentivo all’assunzione di lavoratori/lavoratrici svantaggiati e della domanda di concessione di una dote formativa per azioni di adeguamento delle competenze.


Il bando prevede che il lavoratore svantaggiato possa essere individuato direttamente dall’impresa.
 
Personalmente sono interessata, disoccupata da oltre 24 mesi, per l’esattezza circa 6 anni, se ci sono aziende che intendono chiedere il finanziamento e a cui potrei interessare come risorsa possono contattarmi all’indirizzo mail vavi.07@alice.it  sarà mia premura inviare il curriculum vitae ed i dati che all’uopo si riterranno necessari.
 

Avviso bando : http://www.pugliaimpiego.it/sirfi/homenew.php?sid=18477

bando completo: http://www.pugliaimpiego.it/sirfi/web/files//allegati/Primo_Bando_Walfare_to_Work.pdf

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 10 dicembre 2009

Sessantuno anni sono passati dal dì in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo.

Ecco il testo: http://www.interlex.it/testi/dichuniv.htm

Dei risultati applicativi vi sono stati, personalmente desidero soffermarmi sul non fatto, su quel che resta da fare. Su tutto, s'intende,  sarebbe impossibile in questa sede e dilungarsi ritengo inadeguato. Prendiamo in considerazione l'art. 23 recità così, 1° comma:
"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione".

Ebbene, quando intrapresi la mia carriera universitaria mi insegnarono sin da subito che a un diritto corrisponde un egual dovere. Dunque se io, e in molti come me,  si vive la realtà della disoccupazione, mi vien da pensare e dire che più di qualcuno il suo dovere non lo sta facendo, non lo sta facendo per niente affatto perché se dopo anni e anni di studio e sacrificio  la ricompensa è esattamente quella di stare al palo e se la somma fa il totale, il sacrosanto diritto di cui si tratta rimane lettera morta . Ogni individuo, non dice, infatti, la norma alcuni, ma ogni individuo ha diritto al lavoro, e soprattutto recita il disposto ha diritto alla protezione e personalmente stando così ,così come stanno le cose,  di protezione non vedo nemmanco l'ombra. Non è un giudizio, non è polemica sterile, è una constatazione, oltre che una considerazione che invita alla riflessione e all'azione sensata i responsabili e chi di competenza.

Una buona giornata a tutti

Ciao Gino
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 1 novembre 2009
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continua

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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 1/11/2009 alle 15:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: “L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economica-sociale”
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 7 luglio 2009
Attendevo con gioia e con altrettanta gioia accolgo l’enciclica sociale Caritas in veritate del Santo Padre Benedetto XVI.
Da una prima letta non ha disatteso le mie aspettative. Così come ho fatto in passato mi procurerò una copia cartacea, mi consentirà di gustarla con attenzione e calma, di prendere appunti e annotazioni. E’ un documento, questo di cui il papa ci ha fatto dono, dal valore incommensurabile, perché può offrire a ben vedere sprazzi di luce nel difficile e burrascoso tempo che viviamo. Bisogna farne tesoro.

Personalmente mi sono, ad oggi, soffermata su alcuni contenuti, in particolare, di rilevante interesse, a mio avviso.
La giustizia? Cos’è? Talvolta, forse spesso, pare sia passata di moda. Il papa ce lo ricorda in modo chiaro ed inequivocabile. “La giustizia” induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. La carità, invece, eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del mio all’altro, ma non è mai senza giustizia. La giustizia non è estranea alla carità. E’ la prima via; come ebbe a dire Paolo VI, la misura minima. Non posso donare ciò che è mio, senza aver dato all'altro, in primo luogo ciò che gli spetta secondo giustizia.
Scorrendo il documento si incontra poi il bene comune. Amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. In una società in via di globalizzazione, il bene comune e l'impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell'intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni, così da dare forma di unità e di pace alla città dell'uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio.
Nella considerazione dei problemi dello sviluppo, viene in rilievo il nesso diretto tra povertà e disoccupazione. I poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati « i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia ». Già il 10 maggio 2000, Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo dei Lavoratori, lanciò un appello per « una coalizione mondiale in favore del lavoro decente » incoraggiando la strategia dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. In tal modo, conferiva un forte riscontro morale a questo obiettivo, quale aspirazione delle famiglie in tutti i Paesi del mondo. Che cosa significa la parola « decenza » applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l'espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa.

Cliccando qui puoi leggere il testo completo dell'Enciclica

Anche la pazienza ha un limite.
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 25 maggio 2009

   Anche la pazienza ha un limite. È questa una di quelle frasi che si ascoltano e/o pronunciano senza prestare la massima attenzione, dando quasi per scontato il significato che racchiude e comunica. Per me in essa sono sintetizzati numerosi e significativi dialoghi.
Arriva un momento nella vita in cui si tende a puntare alla stabilizzazione degli affetti o anche solo ad emanciparsi da casa, ma se le prospettive sono insignificanti o ancor peggio inesistenti, allora, nulla di più realistico fu mai detto, né mai potrà dirsi, anche la pazienza ha un limite.
Dai dialoghi cui ho fatto cenno emerge pressante un quesito: quale contributo può offrire alle legittime aspirazioni espresse l’assenza di impiego o l’esistenza di un impiego che non offre punti di riferimento e che da un momento all’altro, senza preavviso o giusta causa, può svanire?
Se è vero che il quesito è squisitamente tecnico e la risposta in materia spetta a chi di dovere è altresì vero che c’è un particolare dal quale non si può e non si deve prescindere e compete a tutti, oltre che essere noto a tutti, mi riferisco all’onestà. Non è vero che non paga, anche se posso intuire che per tante persone non è così. La storia, mi chiedo e vi chiedo, alla fine, chi l’ha fatta e chi la fa? Solo i furbi e i disonesti? No, non sempre i disonesti hanno fatto e fanno la storia. E meno male.
Ma cos’è l’onestà, quella bella virtù non più poi così diffusa?
È la buona abitudine di fare il proprio dovere fino in fondo. Costi quel che costi. Essere onesti vuol dire infatti, non tirarsi indietro di fronte ad una scelta giusta, vuol dire non accettare il compromesso, né la via facile, non lasciarsi suggestionare dai soldi. Non inseguiamo scorciatoie, parliamo di più dell’importanza dell’onestà. C’è già chi lo ha già fatto e continua a farlo. Il tutto con lo sguardo al domani. Educazione e formazione devono essere in prima linea in questa direzione. Basta poco, ho scoperto, per appassionare i giovani e farli infervorare. Ma attenzione. Sia fatto per trascinarli verso il bene. Diversamente saranno soltanto guai. E per tutti.
Giovani dai 20 ai 40 anni, diploma o laurea in tasca, non sposati. Sono loro i protagonisti. I precari in Italia. Sogni, speranze, svaniti ed è comprensibilissimo.
Come ho già avuto modo di dire, in altri termini, in altri post, a proposito della flessibilità lavorativa, essa non è di per sé un male, può anche sollecitare aspetti positivi (apertura al nuovo, disponibilità alla ricerca, forme di auto imprenditorialità), ma se si penetra con lo sguardo in profondità non si può non captare che gli aspetti problematici connessi al fenomeno prevalgono (senso di solitudine, sradicamento, spaesamento, sfiducia…).
Se ne esce? Lo speriamo.
La nostra speranza è che oltre il tunnel qualcosa cambi.
Non occorre morire per cambiare. Bisogna cambiare per non morire.

Vi saluto augurandovi buona settimana
Vanna


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 25/5/2009 alle 14:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il giuslavorista: "un mestiere pericoloso"
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 11 marzo 2009

Cari amici,
ho la buona o cattiva abitudine - dipende dai punti di vista ovviamente - di conservare anche a distanza di anni stralci di articoli che in modo particolare hanno attirato la mia attenzione e/o riflessione.
Periodicamente spetta a me l’arduo compito di smistare e cestinare; diversamente, infatti, non potrei col passare del tempo, fare spazio ed accogliere le novità.
Oggi tra le mani mi è capitato un vecchio articolo apparso sul Corriere della Sera, datato martedì 13 febbraio 2007.
L’articolo titolava: “Il giuslavorista: un mestiere pericoloso”.
E già, è proprio così, così come l’autore in quell'occasione sostenne: il mestiere del giuslavorista, o anche quello dell’economista del lavoro, è un mestiere pericoloso. Perché?
Perché il lavoro è materia che scotta e lo studioso che fa bene il suo mestiere, in questo campo, è costretto troppo sovente a dire cose che urtano contro un modo di affrontare le questioni, modo che potremmo definire poco pragmatico.
Eppure…
Eppure al centro del dibattito c’è la persona umana! Niente deve poter voler dire? In una società che ama qualificarsi moderna e democratica, che afferma di avere a cuore il bene dell’essere umano e della sua dignità, è possibile che non possa e debba bastare per far luce e cambiare la realtà?
E dai!


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 11/3/2009 alle 17:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
Tempo comune
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 4 febbraio 2009

La penalizzazione del lavoro femminile ha certamente le sue radici nel mondo della produzione come nel sistema economico, ma, direi che molto di più, queste radici si ritrovano al di fuori di esso, in particolare nella diseguale distribuzione del lavoro di cura. Finché non si riuscirà ad incidere su questo aspetto, sarà inefficace anche la più sofisticata elaborazione tecnico- giuridica in materia di non discriminazione e di pari opportunità sul lavoro. Intervenire dunque, sui tempi della città, renderli più vivibili, alzare la qualità della vita, costruire tempi a misura di uomo e di donna è forse la più importante delle azioni positive che si possano mettere in campo. E' inutile, per dirla banalmente, lamentarsi del basso tasso di occupazione femminile, se gli ostacoli alla occupazione femminile, provenenti dalla struttura della nostra società, sono di questo spessore. 

Garofalo Mario Giovanni

http://www.tempocomune.it/index.php?option=com_content&task=view&id=116&Itemid=1&limit=1&limitstart=1



PS.  Suggerisco di ascoltare anche l'intervento del prof. Voza, non soltanto perché

http://www.tempocomune.it/index.php?option=com_content&task=view&id=116&Itemid=1&limit=1&limitstart=3,

ritengo abbia svolto una analisi lucida e attenta della tematica in oggetto, ma - soprattutto perché attraverso la sua conclusione, sapientemente, ha preferito non ad essa mirare, quanto piuttosto a quella prospettiva per cui le azioni positive, hanno senso, sono possibili, reali, quando camminano con le gambe di uomini e donne di buona volontà. 
E' racchiusa nell'invito, a tutti e a ciascuno rivolto, lo stesso del prof. Cassano, a praticare la ragionevole follia dei beni comuni, invito che viene accolto a partire dal momento in cui si cominciano a  lasciare, già nel proprio piccolo, dei semi, perché da essi qualcosa,  prima o poi, possa iniziare a crescere. 
Tempo comune, mi affascina e non poco.
Che sia davvero segno, segno distintivo di una polis, anzi di una civitas, moderna e solidale.


In questo blog, nelle rubriche lavoro e cultura, se vuoi, puoi trovare altri spunti a proposito dell'occupazione femminile e del tempo di vita e di lavoro.

http://liberidivolare.ilcannocchiale.it/2008/03/08/in_economia_il_rosa_ha_una_mar.html

http://liberidivolare.ilcannocchiale.it/2008/05/07/occupazione_femminile.html

http://liberidivolare.ilcannocchiale.it/2008/03/11/e_possibile_conciliare_lavoro.html


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 4/2/2009 alle 14:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lavoro e persone. Condividere le urgenze dell'uomo di oggi
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 22 dicembre 2008
 

Settimana super-corta, ricetta anticrisi del governo

Sacconi: serve un patto tra Governo, Regioni e parti sociali
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© APCOM
Roma, 22 dic. (Apcom) - Andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante parte. E' l'idea del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che in una intervista al quotidiano La Repubblica spiega il piano del governo per salvare i posti di lavoro dalla crisi economica. Un piano basato innanzitutto su una cassa integrazione a rotazione che consente di "spalmare un minor carico di lavoro su più persone", a differenza si quella "a zero ore" e di quella "ordinaria".
L'Italia, in questo, a differenza della Germania, possiede "già un robusto sistema di ammortizzatori sociali".
"Lavorare anche meno pur di lavorare tutti", afferma Sacconi E' vero, ammette il ministro, che questo "significa meno salario, ma non dimentichiamoci - sottolinea - che si sarà l'integrazione del sostegno al reddito. Alla fine la perdita sarà minima". E Sacconi ritiene possibili anche i contratti di solidarietà: "Nel passato sono stati utilizzati solo quando per l'azienda non c'era alternativa al ridimensionamento. Vogliamo evitare esattamente questo. Per farlo si deve ancorare il lavoro alle imprese".
Da scongiurare, per Sacconi, l'eccessivo ricorso alla cassa integrazione: "Occorre evitare - dice - di dare vita a un sistema di self service per la Cig che non può trasformarsi in un rubinetto sempre aperto". Il governo "sta pensando a una unità di crisi del ministero del Lavoro collegata, per la parte di competenza, con il dicastero dello Sviluppo economico, con l'obiettivo di ancorare le persone alla dimesione produttiva". E per fare questo, secondo il ministro del Lavoro, serve "un accordo di straordinaria e leale collaborazione con le Regioni e poi con le parti sociali: un patto per proteggere le persone".
In merito alle stime di Confindustria sulla perdita di 600mila posti di lavoro, Sacconi ha detto: "Credo che sia giusto prendere in esame anche gli scenari peggiori, ma le imprese non devono dare l'idea che le prime difficoltà si traducano in una espulsione di manodopera".
Cep

http://notizie.it.msn.com/approfondimento/articolo.aspx?cp-documentid=12134521

Quando si parla di lavoro e persone non posso assolutamente restare indifferente, sarà a causa della mia formazione umana determinata da esperienze di vita e studi fatti.
Che sia la settimana corta, il part time a ore, o qualsiasi altra tipologia contrattuale esistente o da creare, mi trovo concorde con uno dei  principi di fondo espresso nell'articolo che ho letto e riportato: quel che conta è proteggere le persone! Le difficoltà non si possono tradurre in una espulsione della manodopera, nè tanto meno nell'abbandono a se stessi.
Ritengo, altresì, che la stessa logica potrebbe, anzi dovrebbe, applicarsi a proposito dell'ingresso ed inserimento nel mondo del lavoro.
Percepire il necessario per vivere e lavorare tutti, ecco ciò a cui si dovrebbe, si deve mirare, e se questo dovesse significare, per alcuni,la rinuncia ad alti guadagni, e in generale dividere e condividere, ben venga, si faccia pure, ma ci si dia da fare, sul serio. Non trascinare ancora oltre la situazione di dolore e difficoltà che tante persone vivono è, indubbiamente, la base di partenza che deve animare l'azione, in questa materia così delicata quale è quella che ha per oggetto, anzi preferirei dire, per soggetto, la persona. 
Buon lavoro a tutti, allora! Rinnovo gli auguri di Buone Feste.
Darsi da fare con serietà e lungimiranza, l'augurio più sentito, che rivolgo, e auspico, in vista del bene comune, di tutti e ciascuno, che in molte circostanze appare essere dimenticato, in ossequio a logiche egoistiche.
In Italia non può ancora valere il criterio per cui c'è chi mangia due ( o più?) polli e chi fa fatica a mangiarne uno e a volte gliene tocca a mala pena un pezzo o neanche quello..
Una società in cui manca la concreta solidarietà e la vera attenzione all'altro da sé non può assolutamente definirsi umana, certamente non può essere entusiasmante il farne parte.



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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 22/12/2008 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Programma P.A.R.I. 2007 - “Avviso pubblico per le Imprese”.
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 23 novembre 2008
 
Programma d'Azione per il Re-Impiego di lavoratori Svantaggiati
Su richiesta dell'Assessorato Lavoro e Formazione Professionale Ufficio Politiche Attive per il lavoro si rende disponibile, con determinazione n. 209 del 13 novembre 2008 della Provincia di Bari, l'Avviso Pubblico per la presentazione da parte dei datori di lavoro presenti sul territorio della Provincia di Bari,


di domande di incentivo all’assunzione di lavoratori/lavoratrici disoccupati non percettori di indennità e sussidio legati allo stato di disoccupazione o inoccupazione e/o alla domanda di concessione di una dote formativa per azioni di adeguamento delle competenze.
Le domande di adesione da parte dei Datori di Lavoro per la richiesta di contributo per l’assunzione di lavoratori dei bacini sopra indicati, dovranno essere presentate su carta intestata, in busta chiusa allo “Sportello P.A.R.I.” del C.p.I. di riferimento, utilizzando il fac-simile (allegato A), debitamente timbrata e sottoscritta dal legale rappresentante con gli allegati richiesti, consegnandola a mano, esclusivamente al Centro per l’Impiego competente per il territorio presso cui l’azienda intende avviare il lavoratore, entro e non oltre il 30 novembre 2008. 
Non saranno accettate domande trasmesse secondo differenti modalità. Nella busta contenente la domanda dovrà essere indicato il mittente e la seguente dicitura:
“Programma P.A.R.I. 2007 - “Avviso pubblico per le Imprese”.

Invia la notizia ad un amicoVisualizza in formato pdf
Data: Ven, 14 Novembre 2008 @ 10:52
Categoria:
News 

http://www.regione.puglia.it/index.php?page=curp&id=3729&opz=display

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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 23/11/2008 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
MissioneLavoro - Recruting day
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 2 ottobre 2008
 

Si è svolto ieri, 1 ottobre, a Bari, l’appuntamento denominato “Recruting day” (Le aziende incontrano i candidati).
Ho preso parte alla manifestazione poiché, com’è noto agli affezionati lettori di questo blog, nonostante il percorso formativo certificato e non che ho sinora compiuto, ancora non ho trovato un significativo inserimento lavorativo.
Scriverò, seppur brevemente, le impressioni che personalmente ho ricevuto e non mi dilungherò perché non sono riuscita, purtroppo, fino a questo momento, a metabolizzare come di dovere l’esperienza vissuta poco più di ventiquattro ore fa.
La giornata di ieri mi ha confermato che, al giorno d’oggi, non soltanto per un giovane, che si è fatto e fa da sé, è alquanto difficile, se non improbabile, auspicare di poter essere realmente conosciuto e di conseguenza auspicare di poter contribuire e concorrere ex art. 4 della Costituzione al benessere materiale e spirituale della società, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, ma soprattutto mi ha rivelato che alle aziende non interessano realmente le risorse umane in quanto tali, ma solo e nella misura in cui rispondono a quello che, ahimè, oggi sembra essere oramai l’unico interesse che le occupa e preoccupa “l’utile”.
Mi soffermerò soltanto sull’aspetto organizzativo della manifestazione; già questo, a mio modesto parere, fa riflettere e può far riflettere.
In mattinata le aziende ospiti presentavano le ricerche di personale e in parallelo le stesse insieme ad alcune agenzie per il lavoro raccoglievano candidature ed effettuavano, a loro discrezione, colloqui. Ebbene, non avendo i candidati il dono dell’ubiquità non potevano, in sostanza, presentare i curricula e “chiacchierare” con i delegati aziendali e nello stesso tempo ascoltare i rappresentanti aziendali che in contemporanea, in altra sala, si dedicavano alla presentazione ufficiale delle posizioni aperte esistenti all’interno dell’organizzazione.
E’ evidente che già solo tale modalità di svolgimento dell’appuntamento non offriva quella trasparenza necessaria di cui si sarebbe dovuto e potuto far uso; se si pensa, poi, che alcune delle agenzie presenti avevano già inserito, in passato, nel loro database i curricula dei candidati senza che nulla ciò avesse significato in termini di risoluzione del problema che mi ha visto lì presente, ho il sentore che, nonostante le risorse, energie, ieri, impiegate, alcune bolle di sapone potranno "colorare" il cielo nel tempo a venire.
Non so cari amici cosa accadrà, cosa ci sarà nel mio futuro, e non vi nascondo che questa situazione non mi piace, mi preoccupa, ma so di certo, credo che, e sento che per le ragioni più diverse concorderete con me, la nostra società sta toccando il fondo, anzi probabilmente lo ha già toccato.

Vi abbraccio, caro saluto


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 2/10/2008 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Un'opportunità di cui far tesoro? Credito d'imposta per l'incremento dell'occupazione
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 11 luglio 2008

Siamo a Luglio e la promessa fatta nel precedente post - datato 22 giugno 2008- era quella per cui avrei pubblicato nuovamente a settembre.
Non intendo venir meno alla parola data, ma, stamane, in rete, ho rintracciato il provvedimento che stabilisce un incentivo economico per le aziende che assumeranno entro la fine dell'anno. L'incentivo di cui si tratta si qualifica per essere riservato alle aree svantaggiate.

Riporto il link 
http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/resources/file/eb0d4c0111e7247/circ48e_2008.pdf
perché desidero tenerne traccia e perché spero vivamente possa essere - nelle aree e settori ammessi-  un'opportunità, offerta dallo Stato, a sostegno dell'occupazione, che nella prassi tale si rivelerà.

PS.: alle aziende interessate restano pochi giorni utili per decidere se inoltrare o meno la richiesta di sussidio; l'stanza potrà essere presentata a partire dalle ore 10:00 del 15 luglio. La trasmissione dovrà avvenire per via telematica, utilizzando il prodotto denominato "CREDITOASSUNZIONI", disponibile sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate.

Gazzetta ufficiale n. 85 del 10-4- 2008 (Decreto 12 marzo 2008):
http://www.altalex.com/index.php?idnot=41070

Circolare n. 53 - 29.4.2008 - Inps - Permessi ex art. 33 Legge 104 del 1992
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 16 giugno 2008

Nuove disposizioni in materis di diritto alla fruizione dei permessi di cui all'art. 33 della Legge n. 104/92


Premessa
 
La crescita della domanda di servizio espressa dai diversi portatori di interesse (principalmente lavoratori ed aziende) in termini non soltanto quantitativi, ma anche qualitativi, nell'area dei permessi e dei congedi per l'assistenza ai disabili e rivolta alle strutture centrali e periferiche dell'istituto, impone una riconsiderazione delle attuali prassi operative, finalizzata a conseguire maggiore tempestività, trasparenza e correttezza nella concessione dei benefici in questione



 

SOMMARIO:

1.   Gestione informatica delle domande

2.   Natura giuridica del provvedimento di riconoscimento
del diritto alla fruizione del  beneficio

3.    Programma di assistenza

4.   Validità temporale del provvedimento di riconoscimento
del diritto alla fruizione dei permessi

5.   Validità temporale della certificazione provvisoria

6.   Possibilità, da parte del lavoratore con disabilità grave,
di cumulare i permessi di cui al  comma 6, art. 33, 
legge 104/92  con i  permessi previsti dal precedente
comma 3 per assistere altro familiare disabile

7.   Possibilità di cumulare nello stesso mese periodi di
congedo straordinario con i permessi di cui
all’art. 33 della legge 104/92

 http://www.laprevidenza.it/testodilegge_dettaglio.cfm?testo=INPS_53_2008.html


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 16/6/2008 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Cassazione, Sezioni Unite Civili, sentenza n. 7945 del 27 marzo 2008
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 16 giugno 2008
 

LAVORO SUBORDINATO - DIRITTO A SCEGLIERE LA SEDE LAVORATIVA PER ASSISTERE FAMILIARE DISABILE

Il diritto del genitore o del familiare convivente con una persona disabile di scegliere la sede lavorativa più vicina al suo domicilio e di non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso non è un diritto incondizionato, in quanto non può essere esercitato ove finisca per ledere in maniera consistente le esigenze economiche, produttive o organizzative del datore di lavoro.



Testo completo: http://www.cortedicassazione.it/Notizie/GiurisprudenzaCivile/SezioniUnite/SchedaNews.asp?ID=2032


http://www.cortedicassazione.it/Documenti/7945.pdf
Ancora morti bianche
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 12 giugno 2008

http://www.youtube.com/watch?v=jcYQQVX4KaM

Le morti sul lavoro non cessano. Le dimensioni del fenomeno, nonostante i diversi interventi del Legislatore in materia, fanno pensare alla mancanza, nella prassi, di una cultura della legalità e della prevenzione.
L’attualità del principio lavorista - sancito negli artt. 1 e 4 della nostra Costituzione - è drammaticamente dimostrata; se non vi fossero norme come quelle appena citate, di fronte a questi episodi (senza contare il lavoro nero, la disoccupazione, il precariato), bisognerebbe crearle.
La Costituzione, come disse Calamandrei, è un’eredità, ma è anche un compito, un impegno. In quest'ottica ben vengano iniziative come quella annunciata dal Ministro del Lavoro Sacconi: un piano straordinario da varare al fine di arginare il fenomeno, nella speranza che il triste primato per morti sul lavoro che caratterizza il nostro Paese, nel minor tempo possibile, non ci appartenga più.

Per maggiori info, alcuni link, qui di seguito
:

http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/morti-bianche-per-l-italia-triste-primato-in-europa-siamo-il-paese-con-pi-incidenti/2884621

http://www.avvenire.it/avvenire/pages/articoloVetrina.aspx?idarticolo=bac6eb8d-e7ba-4583-884f-2cc98227fb90

http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=20043&id=67&ante=0

http://www.corriere.it/politica/08_giugno_12/sacconi_morti_bianche_5330f400-385c-11dd-abfa-00144f02aabc.shtml

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200806articoli/33692girata.asp


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 12/6/2008 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pensa
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 30 maggio 2008

Ieri sera ho seguito la trasmissione Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa.
Dal dibattito è emerso un dato, probabilmente noto a tutti, relativo al ruolo che oggigiorno gli anziani rivestono nella società italiana. In moltissimi casi sono loro a supportare economicamente le famiglie.
Durante la discussione si è trattato altresì il problema occupazionale giovanile. In particolare un quesito, “Sono bamboccioni i nostri giovani?”, nonostante io abbia colto sia stato formulato bonariamente, mi ha nondimeno lasciata perplessa.
Se davvero si intende essere costruttivi, mi son detta, perché non ci si interroga sulle concrete opportunità che ai giovani vengono offerte anche per evitare, qualora fosse necessario, che possano essere così come si potrebbe essere indotti a credere? E soprattutto quanto tempo dovrà ancora passare, prima che i risultati degli interventi a favore dell’occupazione giovanile possano essere sotto gli occhi di tutti?
La storia personale mi insegna che sono passati quattro anni dal conseguimento della laurea e nonostante io abbia continuato ad investire in formazione a mie spese, ad oggi, non ho ricevuto proposte di lavoro serie.
Ci sono poi donne che purtroppo non hanno più i genitori e se riescono a lavorare, occasionalmente, percepiscono compensi talmente esigui che non consentono loro di sopravvivere dignitosamente.
Queste donne come vorremmo definirle?
La speranza è che le cose possano davvero migliorare per tutti e ciascuno, quanto prima.

Concludo così perché diversamente questo non sarebbe un bel post e ne sarei rammaricata.




permalink | inviato da Vanna Lo Re il 30/5/2008 alle 11:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Occupazione femminile
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 7 maggio 2008
«Mi hanno fatto firmare un contratto che, in sostanza, mi impedisce di chiedere l’assunzione. Io l’ho firmato: non avevo altra scelta. Che cosa avresti fatto tu?»
A raccontarlo è una giovane donna che vive nella produttiva Milano e che teme di rivelare il suo nome: potrebbe andarle anche peggio. Ma quante altre donne sono nella sua stessa condizione?

«Il tema “donne e lavoro” nel Sud Europa è una questione molto delicata», sostiene Renata Semenza, docente di sociologia economica del lavoro presso l’Università degli studi di Milano .
Economisti e specialisti di tutto il mondo sono d’accordo nell’affermare che se molte più donne avessero un’occupazione, ci guadagnerebbero gli indici economici di tutti i Paesi.

(…)

Consideriamo sommariamente soltanto due aspetti della delicata questione:

L’uso dei contratti part time in Italia: meno frequente di quanto si possa pensare, limitato, molto probabilmente, dall’attuale sistema produttivo formato, com’è noto, prevalentemente da piccole imprese.

(…)

La situazione meridionale: le donne occupate sono, sì, più numerose di quelle descritte dalle statistiche, ma la maggioranza non appare perché “sommersa”. «Il lavoro nero è la normalità per le lavoratrici meridionali: sono loro, proprio loro, le donne – si anima la docente – le vittime. Tutte sottopagate e non protette. Senza contributi per maternità o a fini pensionistici».

(…)

Glossa:
La nostra società sta rischiando di creare un divario sempre più incolmabile tra gli insider, protetti, e gli outsider (per lo più donne e giovani), completamente abbandonati a se stessi».


Fonte: Messaggero di Sant'Antonio, Maggio 2008

L'autentico volto del lavoro umano
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 1 maggio 2008

 

“Col sudore del tuo volto mangerai il pane”. La fatica, a volte pesante, che accompagna il lavoro umano è un fatto universalmente sperimentato. Lo sanno gli uomini del lavoro manuale, svolto talora in condizioni eccezionalmente gravose. Lo sanno non solo gli agricoltori, che consumano lunghe giornate nel coltivare la terra, la quale a volte "produce pruni e spine", ma anche i minatori nelle miniere o nelle cave di pietra, i siderurgici accanto ai loro altiforni, gli uomini che lavorano nei cantieri edili e nel settore delle costruzioni in frequente pericolo di vita o di invalidità. Lo sanno, al tempo stesso, gli uomini legati al banco del lavoro intellettuale, lo sanno gli scienziati, lo sanno gli uomini sui quali grava la grande responsabilità di decisioni destinate ad avere vasta rilevanza sociale. Lo sanno i medici e gli infermieri, che vigilano giorno e notte accanto ai malati. Lo sanno le donne, che, talora senza adeguato riconoscimento da parte della società e degli stessi familiari, portano ogni giorno la fatica e la responsabilità della casa e dell'educazione dei figli. Lo sanno tutti gli uomini del lavoro e, poiché è vero che il lavoro è una vocazione universale, lo sanno tutti gli uomini. 
Eppure, con tutta questa fatica - e, forse, in un certo senso, a causa di essa - il lavoro è un bene dell'uomo. Se questo bene comporta il segno di un "bonum arduum", secondo la terminologia di San Tommaso, ciò non toglie che, come tale, esso sia un bene dell'uomo. Ed è non solo un bene "utile" o "da fruire", ma un bene "degno", cioè corrispondente alla dignità dell'uomo, un bene che esprime questa dignità e la accresce.
Volendo meglio precisare il significato etico del lavoro, si deve avere davanti agli occhi prima di tutto questa verità.
Il lavoro è un bene dell'uomo - è un bene della sua umanità -, perché mediante il lavoro l'uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, "diventa più uomo"[1].
Il lavoro è per l’uomo, quindi, l’uomo non vale per quello che produce, possiede o consuma, ma per se stesso. Il lavorare si svolge con e per gli altri, dunque va vissuto nella sua dimensione sociale: chi lavora è chiamato a vedere in ogni altro uomo una persona, la cui vita dipende anche dalla sua sollecitudine”[2].

(…)



[1] Giovanni Paolo II, Laborem exercens, “Il lavoro e l’uomo”.
[2] Combi, Il lavoro umano.



permalink | inviato da Vanna Lo Re il 1/5/2008 alle 0:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Lavorano, ma le famiglie devono aiutarle.
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 24 aprile 2008

Le persone in carne e ossa, in prima persona, cercano una soluzione: Devo tutto ai 300 euro di mia nonna. Per un anno mi ha sostenuto economicamente ogni mese”.

E’ la storia di Ettore V., da Benevento a Padova.
Si laurea in Scienze infermieristiche e stenta a trovare lavoro. “Fino al 2004" – afferma- “ho lavorato solo pochi mesi; ho provato qualche concorso, nulla”. Poi nel 2004 esce il bando di concorso per infermieri in un centro medico del Veneto. Ettore vince il concorso e viene assunto con contratto part-time, ma senza l’aiuto della famiglia non riesce a vivere. "La retribuzione di 700 euro non bastava (per una stanza in affitto occorrono 5–600 euro). Mi sono arrangiato, affiancando al lavoro da infermiere quello di cameriere, pizzaiolo", nondimeno "senza i soldi che arrivavano da nonna, sarebbe stato impossibile. Ad un certo punto ho fatto anche l'arbitro di rugby, un pò per passione, un pò per arrotondare . Dallo scorso gennaio il contratto è diventato full time e la retribuzione è salita a 1300 euro", racconta Ettore. Soggiunge: “Arrivare a fine mese è sempre dura, ma non ho più bisogno di aiuti”.
Di storie come la sua, -conclude – ce ne sono tante: “Sono molti i giovani che non trovano lavoro in Campania, Sicilia, Puglia, Calabria ed emigrano silenziosamente al Nord, magari anche solo per un contratto precario”.

Alla luce della testimonianza riportata -tratta dal Corriere della Sera, Mercoledì 23 Aprile 2008, p. 13- un quesito mi viene in mente e desidero condividerlo con voi, assieme al tentatvo di risposta che ho provato a cercare. 

La dinamicità è un fattore positivo?
Da un lato sì, ma, se si riflette con attenzione, dall’altro  non lo è, esattamente quando si traduce nel lasciare decantare problemi che rappresentano urgenze dell’uomo di oggi e che, senza pregiudizi, meritano di essere approcciati e risolti con coraggio, serietà e impegno
.

Eugenio Bennato http://www.youtube.com/watch?v=Pi2nM-0ER28


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 24/4/2008 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Il danno alla vita di relazione: danno biologico o danno esistenziale?
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 15 aprile 2008

Cassazione Sez III civile Sentenza 25 febbraio 2008, n. 4712
http://www.ricercagiuridica.com/sentenze/index.php?num=2610


"La dottrina ha osservato, a mente del capo III, titolo X, D.lgs. 209/2005 (cd. "codice delle assicurazioni"), che il combinato disposto degli artt. 137 (danno patrimoniale) e 138/139 (danno biologico) potrebbe  indurre a ritenere legittimamente risarcibili soltanto tali voci di danno, dovendosi per volontà dello stesso legislatore identificare ormai l'intero danno non patrimoniale con il danno biologico, così abbandonando la triplice configurazione prospettata nel 2003". (Cass. Sez. civ. III, n. 4712,  25 febbraio 2008).

    A mio avviso, se il danno alla vita di relazione venisse sussunto nel danno biologico si risarcirebbe la minore godibilità della vita causata dalla lesione fisica o psichica e non il peggioramento della qualità della vita in sé che troverebbe ristoro qualora, invece, il danno di cui si tratta fosse ritenuto danno esistenziale

Com'è noto il danno biologico non costituisce conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo, essendo necessario, per la sua esistenza, che l'illecito generi una menomazione del corpo o della psiche suscettibile di accertamento medico -legale
.

"Dal punto di vista probatorio, infatti, mentre il danno biologico non può prescindere dall'accertamento medico legale, quello esistenziale può essere verificato mediante la prova testimoniale, documentale o presuntiva che dimostri, nel processo, i concreti cambiamenti che l'illecito ha apportato in senso peggiorativo della qualità della vita del danneggiato: non meri dolori, ma scelte di vita diverse" (S.U. Corte Suprema, marzo 2006).


In breve e in pratica: se c'è lesione dell'integrità psicofisica, si risarcirà a titolo di danno biologico nella subspecies di danno alla vita di relazione la minore godibilità della vita causata dal danno all'itegrità psico e/o fisica accertabile dal punto di vista medico legale
Se non c'è lesione all'integrità psicofisica ma esiste perché provabile il danno esistenziale,  il peggioramento della qualità della vita, nella subspecies del danno alla vita di relazione rientrano i cambiamenti che l'illecito ha apportato in senso peggiorativo della qualità della vita del danneggiato.

Se non si danneggia è meglio!
Un caro saluto
Vanna

Non perdere altro tempo...
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 9 aprile 2008

Quando lavori non far finta di lavorare,
se insegni fallo con cura,
se fai il giudice sii imparziale,
se amministri non imbrogliare.
Certo, potrebbero considerarti uno stupido,
ma ci si deve comportare in modo giusto
soltanto perchè è giusto.
La virtù è un esempio, è un modello di come tutti dovremmo agire.
Non posso essere virtuoso quando mi fa comodo.
Devo esserlo sempre e comunque
E il piacere che ne ricavo sarà la consapevolezza di dare l'esempio,
il gusto di sentirmi libero.

F. Alberoni




permalink | inviato da Vanna Lo Re il 9/4/2008 alle 12:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Disoccupazione - Lavoro di rete
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 3 aprile 2008

"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". (Cost., art. 1)

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società" (Cost. art. 4)

http://www.youtube.com/watch?v=SlU5ffYETvY


La difficoltà di inserimento lavorativo credo sia una delle realtà più drammatiche e inquietanti che giovani e adulti possono vivere
.
Senza seri e ponderati supporti i disoccupati non escono dal gravoso status in cui versano.
Il problema occupazionale, a mio avviso, non si supera se non esiste un reale lavoro di rete tra i soggetti competenti in materia: imprese, scuole, università, servizi di orientamento, istituzioni pubbliche e private...
Solo attraverso una attiva e concreta collaborazione tra i suddetti soggetti è possibile porre in essere azioni mirate, idonee a supportare le persone prive di lavoro sicché le stesse possano positivamente affrontare e collegare i diversi aspetti del loro problema.
Le azioni devono necessariamente tener conto di 3 variabili:

  • personali (caratteristiche/ risorse individuali)
  • sociali (contesto familiare e geografico - culturale)
  • strutturali (contesto economico locale - sbocchi nella vita attiva, prospettiva professionale - , opportunità formative).

Altrimenti, potrebbero, ugualmente, essere efficaci e risolutive?


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 3/4/2008 alle 16:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
E’ possibile conciliare lavoro e famiglia?
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 11 marzo 2008

La persona può, essendo una e integra, attraversare i diversi ambiti, affrontandoli in modo adeguato, “portandosi dietro” da un ambiente all’altro i valori e le narrazioni necessarie.
Il tempo non è un peso; esso è una risorsa “scarsa”, ma “propizia”.

Nella vita familiare diventa risorsa “decisiva”, opportunità forte per costruire relazioni, legami, significati. Il tempo della famiglia, inteso non come la somma dei tempi individuali, è luogo – momento “privilegiato” – in cui le persone allacciano e costruiscono quelle relazioni primarie che definiscono l’identità stessa dell’individuo, proprio attraverso la condivisione dell’istante, delle circostanze, degli spazi e dei luoghi della vita familiare.

Nonostante il tempo abbia una inconfutabile valenza positiva, nella vita quotidiana la scelta di dedicare il “tempo disponibile” all’attività lavorativa o alla vita familiare pone spesso la persona di fronte a dilemmi difficili, a scelte complesse, a valutazioni non semplici (se lavoro chi cura mio figlio? Come? Cosa posso aspettarmi dall’asilo nido, dai nonni, dalla baby sitter?...? ...? ...?).

Studi e ricerche hanno evidenziato difficoltà vissute nella ricerca di un bilancio armonioso tra tempi di vita e di lavoro. L’esigenza che emerge è quella della costruzione di un welfare a “misura di famiglia”.

Nell’ambito delle politiche sociali tra le priorità c’è la creazione di nuove opportunità, attraverso gli incentivi a sostegno delle imprese, l’eventuale revisione dei congedi parentali, ecc.
Nella società contemporanea si possono individuare percorsi innovativi, di esplorazione di nuove combinazioni, in cui anche i ruoli di genere si mettono in discussione e riscoprono un nuovo interagire e una nuova decisionalità e corresponsabilità tra uomini e donne nel ripartire compiti e responsabilità.
Lo stesso legislatore ha adottato diversi provvedimenti normativi in materia.

Si ripropone, a questo punto, il quesito iniziale: “è possibile", oggigiorno, "conciliare lavoro e famiglia"? I lavoratori sono realmente, tutti, nelle condizioni di poter vivere il tempo famiglia con la serenità necessaria?
Pare ci sia ancora strada da percorrere.
La capacità progettuale, in futuro, dovrà necessariamente misurarsi con il raggiungimento degli obiettivi; questi si raggiungeranno solo se sorretti da un impegno rinnovato e sostenuto. 
Le misure da attuare dovranno conciliare adeguatamente le diverse istanze in gioco, permettendo a ciascuno secondo le proprie necessità e aspirazioni di vivere meglio lavoro e vita

http://it.youtube.com/watch?v=witHvbLQa-I&feature=user


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 11/3/2008 alle 16:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Decreto in materia di tutela dalla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Cdm è stato convocato per domani mattina.
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 5 marzo 2008

Per quanto riguarda l’apparato sanzionatorio?
Le sanzioni
sempre necessitano perché l'impalcatura giuridica non resti un mero flatus.

A proposito delle altre previsioni legislative?
Posto che non ho ancora letto né studiato il testo normativo, ergo non potrei scendere nel merito, credo comunque rivesta importanza basilare l’affidamento alla sensibilità dei destinatari. Il successo di una legge, secondo me, risiede in questa.


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 5/3/2008 alle 13:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Vite spezzate sul luogo di lavoro
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 4 marzo 2008

Continua ad aumentare il numero degli incidenti sul lavoro: cinque persone perdono la vita a Molfetta, il titolare dell'azienda e quattro dei suoi dipendenti. Sarà compito della Magistratura appurare i fatti.
Personalmente, vorrei questa fosse l'ultima ennesima tragedia.

Com'è noto, in materia di salute e sicurezza sul lavoro molto si è discusso e lo si fa tuttora. Credo sia opinione unanimemente condivisa: occorre garantire migliori condizioni di lavoro e salvaguardare la vita di chi lavora. Tutelare la vita è altresì tutelare la salute; si muore pure di malattie professionali.
A mio avviso, la sicurezza sul lavoro non è un problema le cui soluzioni possono essere soltanto dettate da leggi.
L'organizzazione del lavoro dovrà essere maggiormente centrata sulla persona.
Sento che è fondamentale l'impegno e la collaborazione di tutti affinchè il valore uomo possa presto trovare il posto che indubbiamente gli spetta
.


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 4/3/2008 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Rispondere è un dovere?
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 3 marzo 2008

Può capitare, a chi cerca lavoro, di inviare il curriculum e non ricevere risposta da parte della/e azienda/e; nemmeno un piccolissimo riscontro che dica: “no, il candidato non interessa, non ci sono stage, né posti liberi, neanche in prospettiva”.
Sarà per mancanza di tempo? Di sensibilità o educazione?
Eppure, ritengo, ci si accontenterebbe anche di un breve testo prefabbricato; si avrebbe, quantomeno, conferma dell’effettiva presa visione.




permalink | inviato da Vanna Lo Re il 3/3/2008 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Lavoro: persone, diritti e valori
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 1 marzo 2008

"L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perchè se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore". Umberto Terracini

Il lavoro è un tema che ha sempre suscitato interesse. Già nella Grecia antica vi era chi se ne occupava. Oggigiorno è, in particolar modo, al centro dell'attenzione a causa dei numerosi mali da cui è afflitto.
Quando si parla di lavoro necessariamente si parla di persone, di diritti e di valori. Nel lavoro, infatti, evidente è l'implicazione della persona e palese è la necessità di efficaci garanzie e di sicure tutele. La Costituzione non suscita perplessità in tal senso. I valori e i principi costituzionali rimangono un imprescindibile punto di riferimento, una guida sicura. Come ha affermato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - in occsione del Messaggio di fine anno - "E' ad essi che dobbiamo risolutamente ancorarci e in special modo a quei suoi indirizzi che non vediamo abbastanza perseguiti e tradotti in atto". 



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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 1/3/2008 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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