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Liberidivolare "Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù" (Eb. 12, 1-2)
"SEGRETI DELL´AMORE"
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2010

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Interessante da discutere
post pubblicato in LIBERTA' E RESPONSABILITA', il 7 novembre 2009

 

Attraversa le varie dimensioni dell'essere fino alla fine, al fondo stesso dell'essere, che è Dio. Se ti fermi prima...hai ben motivo di avere paura !" Riccardo Fenizia, PENSIERI
Quello che segue è un puzzle incompleto di pensieri, idee, che ho voluto raccogliere perché sono profondamente convinta che è attraverso la condivisione, il dialogo schietto, sincero, volto al Bene Comune, che realmente una comunità può progredire. Noto oggi carenze affettive, disagio nelle famiglie quando ci sono, carenze nell'uso della logica e della fantasia, ma molto desiderio di verità amore e libertà, lavoro sempre sul positivo e in modo positivo, almeno cerco. La vita richiede slancio e impegno generoso, estremo.I pensieri e le idee condivise appartengono a Riccardo Fenizia. Egli dice di sé:
Mi piace parlare, scherzare, sono stato molti anni a Milano, ho studiato in un bel liceo classico, il "Manzoni", poi ci devo pensare. Ci ho un po' pensato: cerco di capire la realtà e mi piace condividere con gli altri questa ricerca senza confini. Non disprezzo nessuno ma disprezzo la menzogna. Amo moltissimo l'arte marziale e lo sport; mi incuriosiscono tutte le tradizioni e culture di popoli diversi. Cerco di rispettare ogni persona e ogni idea, anche se non la dovessi condividere. Amo la giustizia e odio la prepotenza sui più deboli, anche se penso che noi tutti abbiamo inclinazioni da contrastare. Sono un po' pesante da sopportare...già mio padre mi diceva "conta fino a tre prima di parlare" (ehm...)- lo confesso!

(Per quel che ho potuto conoscerlo, mi sento semplicemente di dover rettificare l'ultima sua frase, a mio modesto parere non è assolutamente pesante; simpatico, invece sì, lo è e non poco).

 

continua col commento 

«L'uomo non può vivere senza amore...
post pubblicato in Le voci della musica, il 28 maggio 2009
Il titolo di questo post... lo dirò con parole non mie... "Non ti perdere!" Coraggio! Sempre avanti, nonostante tutto...
post pubblicato in Cultura, il 23 aprile 2009

In una società quale quella in cui viviamo, la vita diviene sempre più difficile, perciò, probabilmente, anzi certamente,  se null'altro si può fare, io credo,  - e su questo la mia opinione coincide esattamente con quella di un docente, singolare e meravigliosa persona, conosciuto per caso alcuni  giorni fa' - , una cosa rimane ancora possibile e validissima,  continuare a lavorare su se stessi...

Quello che segue è lo stralcio di un articolo che ho letto in rete un pò di tempo fa'... ve ne faccio dono, potrebbe esserci qualche spunto interessante...

"Da millenni i grandi uomini della religione, della filosofia, della scienza, si sono interrogati su cosa e come fare per ‘stare bene’ cercando di fornire una risposta universalmente valida su questo stato emotivo. Questa domanda è insita nell’uomo antico come nell’uomo moderno, infatti, nello scorrere del nostro quotidiano tutti noi poniamo a noi stessi e/o chiediamo agli altri una domanda, oramaidi routine: ‘come sto?’, ‘come mi sento?’ ‘come stai?’ e, le risposte sono quasi sempre positive, dando per scontato che sia effettivamente così; ma stiamo veramente bene? E soprattutto, cos’è che ci fa dire, a noi stessi e agli altri, che va bene, che è ok o, che c’è qualcosa che non va? Cos’è che ci fornisce un sentimento di serenità, un senso di equilibrio, un’emozione di gioia, allegria? Quasi sempre, il parametro che utilizziamo per pensare di noi stessi, o delle persone, che si sta bene, è la conformazione, più o meno riuscita, ai canoni della vita quotidiana ‘normale’; avere una vita affettiva gratificante, un partner, dei figli, un lavoro piacevole con un guadagno adeguato, un conto in banca, una casa, ecc. Ma, purtroppo, la normalità della vita non coincide con il benessere psicologico. Infatti, stare bene con se stessi e con gli altri non è garantito dall’adeguarsi agli standard di normalità o dall’essere normali! Nel benessere soggettivo molta importanza assumono i processi psicologici di valutazione di noi stessi e del mondo circostante; tutti noi valutiamo ciò che accade nella nostra vita quotidiana in termini di benessere/malessere e, proviamo emozioni piacevoli o spiacevoli, a seconda del significato che diamo in quel momento alla nostra vita. L’importanza, quindi, dei processi psicologici di interpretazione ed elaborazione delle condizioni di vita oggettive e soggettive secondo i valori, le credenze e gli atteggiamenti personali e le aspettative che possediamo fanno sì che sentiamo sentimenti piacevoli o spiacevoli. Quindi possiamo porre tre concetti cardine dello stare bene psicologicamente: essere in pace con il passato, (non avere rimpianti e rimorsi); apprezzare il presente, (non essere lacerati da conflitti attuali); non temere il futuro,(la capacità di progettare obiettivi reali e raggiungibili); Una vera e propria armonia nella continua riflessione che la mente compie nell’analizzare presente, passato e futuro e la chiarezza che ciascuno ha su questi tre elementi.

Inoltre, possiamo parlare dello stare bene non negando il suo contrario cioè, la sofferenza psichica; cos’è la sofferenza psichica? Ci sono molte forme di sofferenza derivanti dalle più svariate situazioni personali appartenenti alla propria storia personale; ma un tipo di malessere, in termini generali appartiene a tutti, ed è quel tipo di sofferenza e di disagio esistenziale come risultato dell’isolamento prodotto dalla società contemporanea che ha mascherato il rispetto per l’individualità con il culto sfrenato dell’individualismo; in un’epoca come la nostra in cui si assiste alla valorizzazione dell’individualismo, l’amore verso se stessi e l’autostima sono necessari ma mal interpretati, poiché, si pone come fondante l’identità un modo di essere egocentrico, rifatto, estetico, freddo e aggressivo. Una società che nega la sofferenza, pone a ciascuno la domanda se soffrire serve a qualcosa visto che, chi si lascia andare e si abbatte è, automaticamente, abbattuto.

Ma, riconoscere la sofferenza, è la capacità di soffrire ha un grande valore psicologico perché la sofferenza ha sempre un senso e ci fa cogliere parti di noi e degli altri; lavorare su di sé ponendosi le domande giuste, aprendosi al sé più profondo ed intimo, cogliendo negli altri parti di noi che non amiamo, osservare ciò che proviamo, può farci cogliere che non siamo totalmente condizionati dal nostro passato, che possiamo sempre agire sul futuro e modificare noi stessi e il nostro destino. La Psicologia, fin dalle sue origini, si è occupata del benessere delle persone focalizzando l’attenzione alle condizioni che recano infelicità e sofferenza, individuando sintomi di malessere ed emozioni negative e disturbi a esse collegati come depressione, ansia, inquietudine, sintomi fisici di natura psichica e, progettando interventi scientifici per la prevenzione e la cura. E’ la grande scoperta della psicologia scientifica nella cura è, intendere l’individuo come essere unico è irripetibile. Infatti, nella Psicologia Clinica un presupposto per stare bene è quello di amarsi per trovare la gioia e il piacere di stare al mondo. Semplicisticamente, imparare ad ‘essere una buona madre di se stessi’ Amare se stessi non significa, però, essere egoisti, presuntuosi, arroganti, megalomani, ma essere a proprio agio nel mondo e con l’immagine di sé; ovvero, sapere che non esiste un modo giusto o sbagliato di essere ma che ognuno di noi vale per il solo fatto di esistere, essere consapevoli dei punti di forza e di debolezza, non corrispondere ad un modello ideale ma, cogliere l’autentico nostro modo di essere non somigliante a nessuno, utilizzando interamente la proprie potenzialità, energia e risorse positive. Quando si ha una bassa stima e fiducia in sé, è inevitabile mettere in atto una serie di comportamenti autodistruttivi quali trascurare l’aspetto fisico, accettare se il partner mi trascura (l’amore del partner non può colmare la mancanza di amore per noi stessi), non curarsi nella salute, ci si costruisce una vita priva di gioia in uno stato di depressione latente. Per questo, è importante, sentirsi sempre degni di vivere accettando che la vita è una lotta, è contemporaneamente un arrendersi, ma, anche, un’estrema necessità di ….ben-essere".

Forse un giorno sogni e progetti si realizzeranno, o forse non accadrà mai, sapere che non sono egoistici lascia anche intendere che il forse è usato con estrema appropriatezza...
Se vorrete parlare ancora, fatelo pure liberamente, questo spazio resta disponibile all'incontro,  al dialogo, nei limiti dell'umanamente possibile, come pure la sottoscritta...
Vi saluto con affetto
Buona fortuna e auguri per tutto.

Non lo ripetiamo mai troppo spesso
post pubblicato in Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II, il 18 ottobre 2008

"Solo l'amore conta - non lo ripetiamo mai troppo spesso - soltanto l'amore costruisce".

Giovanni Paolo II

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1980/july/documents/hf_jp-ii_spe_19800707_favela-bahia_it.html

E' realmente vera.
Questa frase che ho estrapolato dall'articolo e riportato mi ha colpito non tanto perchè nella sua efficacia e immediatezza esprime un concetto noto, quanto piuttosto perchè comunica una verità fondamentale. Se più spesso la rammentassimo, molte, tantissime, cose assumerebbero una luce diversa.


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LA COSTRUZIONE DELLA COPPIA
post pubblicato in Cultura, il 28 agosto 2008

[…]

I punti di non ritorno. Il patto e l’istituzione di reciprocità

Vi sono cose che è impossibile volere insieme. Cose, trascendendo le quali, si tradiscono proprio i valori nel cui nome è avvenuto l’innamoramento. Sono i punti di non ritorno.

[…]


continua
Benedetto XVI ai giovani di Brindisi: "non cedete al male, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà ma confidate in Cristo cercando di capire e amare la Chiesa"
post pubblicato in Comunicazione, il 15 giugno 2008

"Non lasciatevi irretire dalle insidie del male! Ricercate piuttosto un’esistenza ricca di valori, per dare vita ad una società più giusta e più aperta al futuro. Mettete a frutto i doni di cui Dio vi ha dotato con la giovinezza: la forza, l’intelligenza, il coraggio, l’entusiasmo e la voglia di vivere. E’ a partire da questo bagaglio, contando sempre sul sostegno divino, che potete alimentare in voi e attorno a voi la speranza. Dipende da voi e dal vostro cuore far sì che il progresso si tramuti in un bene maggiore per tutti. E la via del bene – voi lo sapete - ha un nome: si chiama amore”.
Solo nell’amore autentico – ha concluso il Papa - si trova la chiave di ogni speranza, perché l’amore ha la sua radice in Dio …
e l’amore di Dio ha il volto dolce e compassionevole di Gesù Cristo”.
Ecco dunque il “cuore del messaggio cristiano”:

Cristo è la risposta ai vostri interrogativi e problemi; in Lui viene avvalorata ogni onesta aspirazione dell’essere umano. Cristo, però, è esigente e rifugge dalle mezze misure. Egli sa di poter contare sulla vostra generosità e coerenza: per questo si attende molto da voi. SeguiteLo fedelmente e, per poterLo incontrare … cercate di conoscere la Chiesa, di capirla, di amarla, prestando attenzione alla voce dei suoi Pastori. Essa è composta di uomini, ma Cristo ne è il Capo ed il suo Spirito la guida saldamente. Della Chiesa voi siete il volto giovane: non fate perciò mancare il vostro contributo, perché il Vangelo che essa proclama possa propagarsi dappertutto. Siate apostoli dei vostri coetanei!”

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=212281

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=212263


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Lo specchio di chi ama
post pubblicato in Diario, il 6 maggio 2008



Chi è buono dona un poco,
chi ama vive per donare.
Chi è buono sopporta l’offesa,
chi ama dimentica.
Chi è buono ha compassione,
chi ama aiuta.
Chi è buono sorride,
chi ama fa sorridere.
Chi è buono comincia e finisce,
chi ama comincia per non finire mai.
Chi è buono fa quel che può,
chi ama fa l’impossibile.
Chi è buono aiuta chi sta vicino,
chi ama sempre sta vicino per aiutare.
Chi è buono misura il suo aiuto,
chi ama aiuta senza misura.

(Don Carlo)


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San Pio da Pietralcina
post pubblicato in La Fede, il 23 aprile 2008



"Sotto la croce s'impara ad amare
e io non la do a tutti,
ma solo a quelle anime
che mi sono più care"
Epistolario


Immagine: http://padrepioesangiovannirotondo.it/galleria/padre%20pio%205.jpg


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L'attenzione
post pubblicato in Curiosità, notizie, approfondimenti..., il 22 aprile 2008

Attenzione, "ad -tensione", "ad-tendere": tendere a, rivolgere l'animo a qualcuno o qualcosa.
L'attenzione verso i messaggi (degli altri, del mondo) è selettiva. Inevitabilmente da umani,
non possiamo fare altro che delle scelte. E' la qualità delle scelte a non essere precostituita o scontata. Occorre educarsi ad una selezione sapiente. In mancanza l'attenzione sarà di bassa qualità
.

La
 Weil
 sull'argomento ha scritto: "Il più delle volte si confonde l'attenzione con una specie di sforzo muscolare. Se dite agli allievi: "Adesso fate attenzione, li vedrete aggrottare le sopracciglia, tenere il respiro, contrarre i muscoli. Se dopo due minuti chiedete loro a cosa sono stati attenti, non sanno che rispondere. Non sono stati attenti... Hanno contratto i muscoli... Poichè finisce per stancare, si ha l'impressione di aver lavorato. E' un'illusione. La volontà... contrariamente all'opinione più comune, non ha alcuna parte nello studio. L'intelligenza non può essere guidata se non dal desiderio. Perchè vi sia desiderio, occorre che vi siano amore e gioia. L'intelligenza non cresce e non porta frutto se non nella gioia. La gioia di apprendere è altrettanto indispensabile agli studi quanto la respirazione a chi fa gare di corsa. Là dove manca, non vi sono studenti, ma povere caricature di apprendisti, che alla fine dell'apprendistato non avranno neanche un mestiere".

Ha scritto Platone che un esercizio forzato dall'esterno può comunque giovare al soggetto. Su questo principio si  basano ancora alcuni esercizi riabilitativi di fisioterapia: qualcuno muove l'arto del paziente che in questo modo a poco a poco recupera la funzionalità del muscolo. Ma Platone continua dicendo che nessun esercizio intellettuale imposto dall'esterno può di per sè far crescere le nostre capacità intellettive. E' pur vero che esiste un senso di fatica anche nelle cose che amiamo e per le quali siamo pure disponibili a sottoporci ad una disciplina. Ma è la gioia, scrive la Weil, che anima la fatica dell'attenzione. E' la passione per questo mondo  e per questa vita. La passione per le cose fatte bene.

Lo studioso Cristoph, ne La società eccitata, (2004) sostiene che siamo nella "società della sensazione". Viviamo di eventi spettacolari, che attraggono la percezione, nei quali l'unico elemento immutabile è diventato il continuo mutamento. Siamo immersi nella onnipresenza di un intero sistema audiovisivo che fa balenare sugli schermi innumerevoli attimi ammaliatori, orientando la percezione su quelli sensazionali, in grado di "bucare"  lo schermo con shock ripetuti che creano assuefazione. Siamo una massa eccitata ed eccitabile, e tuttavia sistematicamente annoiata. Fare attenzione è un'altra cosa: implica un coinvolgimento personale.

Ha scritto MCLuhan che la tv è "gomma da masticare per gli occhi". Il bambino ama le immagini in movimento, i volti delle persone. La tv muove in continuazione le sue immagini, ci offre una serie ininterrotta di volti. Avete presente i giochi musicali che si appendono sopra le culle, con i personagi che ruotano? Bambini un pò stagionati - e tuttavia non ancora cresciuti - siamo ancora a bearci di sofisticati giochi musicali. E' anche un fatto fisiologico: la reazione completa a uno stimolo presuppone la sua chiusura, abbiamo bisogno di un mezzo secondo per valutare lo stimolo. Ma non ce lo concedono, occorre un numero critico di sequenze per non far cambiare canale. Non soltanto alla tv. A volte è così anche nella vita quotidiana.
Eppure dovremmo ricordare che un assaggio di tutto è forse il miglior modo per non avere appetito di nulla.
Anselmo Grotti

http://www.paoline.it/content/article.asp?intIdArea=2&intIdCategory=23&intIdArticle=1289&

Il cerchio della gioia
post pubblicato in Diario, il 5 aprile 2008

Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d'uva.

"Frate portinaio" disse il contadino "sai a chi voglio regalare questo grappolo d'uva che è il più bello della mia vigna?".
"Forse all'Abate o a qualche frate del convento".
"No, a te!".
"A me?" Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. "Lo vuoi dare proprio a me?"
"Certo, perché mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d'uva ti dia un po' di gioia!".
La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.
 
Il frate portinaio mise il grappolo d'uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un'idea: "Perché non porto questo grappolo all'Abate per dare un po' di gioia anche a lui?".
Prese il grappolo e lo portò all'Abate.
L'Abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c'era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: "Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco". 

Il grappolo d'uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate ai fornelli, e glielo mandò.
Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po' di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro.

Finché, di frate in frate il grappolo d'uva tornò dal frate portinaio (per portargli un po' di gioia).
Così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia. 

Bruno Ferrero, 40 storie nel deserto

Non aspettare che inizi qualche altro.
Tocca a te, oggi, cominciare un cerchio di gioia.
Spesso basta una scintilla piccola piccola per far esplodere una carica enorme. Basta una scintilla di bontà e il mondo comincerà a cambiare.
L'amore è l'unico tesoro che si moltiplica per divisione: è l'unico dono che aumenta quanto più ne sottrai. E' l'unica impresa nella quale più si spende, più si guadagna; regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere e domani ne avrai più di prima.

http://www.qumran2.net/ritagli/ritaglio.pax?id=415


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 5/4/2008 alle 20:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
La zuccheriera
post pubblicato in Comunicazione, il 21 marzo 2008

La piccola cura (purchè non sia l'unica!) di rifornire la zuccheriera, prima che altri la trovino vuota, è un atto d'amore domestico.
L'amore è grande, ma è fatto di cose piccole.
Basta solo un ammiccare degli occhi o un tocco della mano o una parola sussurrata: quando si è innamorati o, più semplicemente, ci si vuole bene, basta solo un piccolo gesto per dire tutto. Sì, anche il preparare per l'altro la colazione al mattino o, ancor più essenzialmente, riempire una zuccheriera può trasformarsi in una specie di lettera d'amore.
Ha ragione Enrico Peyeretti, mio antico compagno di studi, quando scrive, nella rubrica che tiene sulla rivista Rocca, che "l'amore è grande, ma è fatto di cose piccole". La sua genuinità ha come cartina di tornasole proprio la quotidianità.
Io, però, vorrei ora mettere l'accento su un inciso marginale che è presente nel testo sopra citato:"purchè non sia l'unica" (la piccola cura che alimenta l'amore). Sì, perchè spesso nella coppia, nella famiglia, nell'amicizia si lasciano troppe cose importanti come implicite; non le si dichiarano mai, non le si manifestano, non le si esprimono in parole esplicite, in atti significativi. Non bisogna affidare tutto al piccolo gesto o all'intuizione dell'altro: certe relazioni si usurano e si spezzano perchè si è avuta la pigrizia o il pudore di non dire all'altra persona in modo forte e chiaro quanto fosse preziosa, cara, insostituibile. Ci sono perciò, anche le grandi cose e non solo le piccole ad alimentare e sostenere l'amore perché, come diceva Ungaretti, "il vero amore è una quiete accesa"
(nel Sentimento del tempo), è pace silenziosa e grido ardente.
Gianfranco Ravasi, Mattutino


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 21/3/2008 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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