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Liberidivolare "Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù" (Eb. 12, 1-2)
Welfare to work
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 4 giugno 2010

 

La Regione Puglia ha pubblicato su bollettino ufficiale n° 28 dell'11/2/2010 l'avviso pubblico per la presentazione da parte delle imprese presenti sul territorio pugliese, di domande di incentivo all’assunzione di lavoratori/lavoratrici svantaggiati e della domanda di concessione di una dote formativa per azioni di adeguamento delle competenze.


Il bando prevede che il lavoratore svantaggiato possa essere individuato direttamente dall’impresa.
 
Personalmente sono interessata, disoccupata da oltre 24 mesi, per l’esattezza circa 6 anni, se ci sono aziende che intendono chiedere il finanziamento e a cui potrei interessare come risorsa possono contattarmi all’indirizzo mail vavi.07@alice.it  sarà mia premura inviare il curriculum vitae ed i dati che all’uopo si riterranno necessari.
 

Avviso bando : http://www.pugliaimpiego.it/sirfi/homenew.php?sid=18477

bando completo: http://www.pugliaimpiego.it/sirfi/web/files//allegati/Primo_Bando_Walfare_to_Work.pdf

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 10 dicembre 2009

Sessantuno anni sono passati dal dì in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo.

Ecco il testo: http://www.interlex.it/testi/dichuniv.htm

Dei risultati applicativi vi sono stati, personalmente desidero soffermarmi sul non fatto, su quel che resta da fare. Su tutto, s'intende,  sarebbe impossibile in questa sede e dilungarsi ritengo inadeguato. Prendiamo in considerazione l'art. 23 recità così, 1° comma:
"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione".

Ebbene, quando intrapresi la mia carriera universitaria mi insegnarono sin da subito che a un diritto corrisponde un egual dovere. Dunque se io, e in molti come me,  si vive la realtà della disoccupazione, mi vien da pensare e dire che più di qualcuno il suo dovere non lo sta facendo, non lo sta facendo per niente affatto perché se dopo anni e anni di studio e sacrificio  la ricompensa è esattamente quella di stare al palo e se la somma fa il totale, il sacrosanto diritto di cui si tratta rimane lettera morta . Ogni individuo, non dice, infatti, la norma alcuni, ma ogni individuo ha diritto al lavoro, e soprattutto recita il disposto ha diritto alla protezione e personalmente stando così ,così come stanno le cose,  di protezione non vedo nemmanco l'ombra. Non è un giudizio, non è polemica sterile, è una constatazione, oltre che una considerazione che invita alla riflessione e all'azione sensata i responsabili e chi di competenza.

Una buona giornata a tutti

Tempo comune
post pubblicato in Ecco, verranno giorni..., il 23 novembre 2009
Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: “L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economica-sociale”
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 7 luglio 2009
Attendevo con gioia e con altrettanta gioia accolgo l’enciclica sociale Caritas in veritate del Santo Padre Benedetto XVI.
Da una prima letta non ha disatteso le mie aspettative. Così come ho fatto in passato mi procurerò una copia cartacea, mi consentirà di gustarla con attenzione e calma, di prendere appunti e annotazioni. E’ un documento, questo di cui il papa ci ha fatto dono, dal valore incommensurabile, perché può offrire a ben vedere sprazzi di luce nel difficile e burrascoso tempo che viviamo. Bisogna farne tesoro.

Personalmente mi sono, ad oggi, soffermata su alcuni contenuti, in particolare, di rilevante interesse, a mio avviso.
La giustizia? Cos’è? Talvolta, forse spesso, pare sia passata di moda. Il papa ce lo ricorda in modo chiaro ed inequivocabile. “La giustizia” induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. La carità, invece, eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del mio all’altro, ma non è mai senza giustizia. La giustizia non è estranea alla carità. E’ la prima via; come ebbe a dire Paolo VI, la misura minima. Non posso donare ciò che è mio, senza aver dato all'altro, in primo luogo ciò che gli spetta secondo giustizia.
Scorrendo il documento si incontra poi il bene comune. Amare qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per esso. Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. In una società in via di globalizzazione, il bene comune e l'impegno per esso non possono non assumere le dimensioni dell'intera famiglia umana, vale a dire della comunità dei popoli e delle Nazioni, così da dare forma di unità e di pace alla città dell'uomo, e renderla in qualche misura anticipazione prefiguratrice della città senza barriere di Dio.
Nella considerazione dei problemi dello sviluppo, viene in rilievo il nesso diretto tra povertà e disoccupazione. I poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati « i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia ». Già il 10 maggio 2000, Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo dei Lavoratori, lanciò un appello per « una coalizione mondiale in favore del lavoro decente » incoraggiando la strategia dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. In tal modo, conferiva un forte riscontro morale a questo obiettivo, quale aspirazione delle famiglie in tutti i Paesi del mondo. Che cosa significa la parola « decenza » applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l'espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa.

Cliccando qui puoi leggere il testo completo dell'Enciclica

Anche la pazienza ha un limite.
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 25 maggio 2009

   Anche la pazienza ha un limite. È questa una di quelle frasi che si ascoltano e/o pronunciano senza prestare la massima attenzione, dando quasi per scontato il significato che racchiude e comunica. Per me in essa sono sintetizzati numerosi e significativi dialoghi.
Arriva un momento nella vita in cui si tende a puntare alla stabilizzazione degli affetti o anche solo ad emanciparsi da casa, ma se le prospettive sono insignificanti o ancor peggio inesistenti, allora, nulla di più realistico fu mai detto, né mai potrà dirsi, anche la pazienza ha un limite.
Dai dialoghi cui ho fatto cenno emerge pressante un quesito: quale contributo può offrire alle legittime aspirazioni espresse l’assenza di impiego o l’esistenza di un impiego che non offre punti di riferimento e che da un momento all’altro, senza preavviso o giusta causa, può svanire?
Se è vero che il quesito è squisitamente tecnico e la risposta in materia spetta a chi di dovere è altresì vero che c’è un particolare dal quale non si può e non si deve prescindere e compete a tutti, oltre che essere noto a tutti, mi riferisco all’onestà. Non è vero che non paga, anche se posso intuire che per tante persone non è così. La storia, mi chiedo e vi chiedo, alla fine, chi l’ha fatta e chi la fa? Solo i furbi e i disonesti? No, non sempre i disonesti hanno fatto e fanno la storia. E meno male.
Ma cos’è l’onestà, quella bella virtù non più poi così diffusa?
È la buona abitudine di fare il proprio dovere fino in fondo. Costi quel che costi. Essere onesti vuol dire infatti, non tirarsi indietro di fronte ad una scelta giusta, vuol dire non accettare il compromesso, né la via facile, non lasciarsi suggestionare dai soldi. Non inseguiamo scorciatoie, parliamo di più dell’importanza dell’onestà. C’è già chi lo ha già fatto e continua a farlo. Il tutto con lo sguardo al domani. Educazione e formazione devono essere in prima linea in questa direzione. Basta poco, ho scoperto, per appassionare i giovani e farli infervorare. Ma attenzione. Sia fatto per trascinarli verso il bene. Diversamente saranno soltanto guai. E per tutti.
Giovani dai 20 ai 40 anni, diploma o laurea in tasca, non sposati. Sono loro i protagonisti. I precari in Italia. Sogni, speranze, svaniti ed è comprensibilissimo.
Come ho già avuto modo di dire, in altri termini, in altri post, a proposito della flessibilità lavorativa, essa non è di per sé un male, può anche sollecitare aspetti positivi (apertura al nuovo, disponibilità alla ricerca, forme di auto imprenditorialità), ma se si penetra con lo sguardo in profondità non si può non captare che gli aspetti problematici connessi al fenomeno prevalgono (senso di solitudine, sradicamento, spaesamento, sfiducia…).
Se ne esce? Lo speriamo.
La nostra speranza è che oltre il tunnel qualcosa cambi.
Non occorre morire per cambiare. Bisogna cambiare per non morire.

Vi saluto augurandovi buona settimana
Vanna


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 25/5/2009 alle 14:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tempo comune
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 4 febbraio 2009

La penalizzazione del lavoro femminile ha certamente le sue radici nel mondo della produzione come nel sistema economico, ma, direi che molto di più, queste radici si ritrovano al di fuori di esso, in particolare nella diseguale distribuzione del lavoro di cura. Finché non si riuscirà ad incidere su questo aspetto, sarà inefficace anche la più sofisticata elaborazione tecnico- giuridica in materia di non discriminazione e di pari opportunità sul lavoro. Intervenire dunque, sui tempi della città, renderli più vivibili, alzare la qualità della vita, costruire tempi a misura di uomo e di donna è forse la più importante delle azioni positive che si possano mettere in campo. E' inutile, per dirla banalmente, lamentarsi del basso tasso di occupazione femminile, se gli ostacoli alla occupazione femminile, provenenti dalla struttura della nostra società, sono di questo spessore. 

Garofalo Mario Giovanni

http://www.tempocomune.it/index.php?option=com_content&task=view&id=116&Itemid=1&limit=1&limitstart=1



PS.  Suggerisco di ascoltare anche l'intervento del prof. Voza, non soltanto perché

http://www.tempocomune.it/index.php?option=com_content&task=view&id=116&Itemid=1&limit=1&limitstart=3,

ritengo abbia svolto una analisi lucida e attenta della tematica in oggetto, ma - soprattutto perché attraverso la sua conclusione, sapientemente, ha preferito non ad essa mirare, quanto piuttosto a quella prospettiva per cui le azioni positive, hanno senso, sono possibili, reali, quando camminano con le gambe di uomini e donne di buona volontà. 
E' racchiusa nell'invito, a tutti e a ciascuno rivolto, lo stesso del prof. Cassano, a praticare la ragionevole follia dei beni comuni, invito che viene accolto a partire dal momento in cui si cominciano a  lasciare, già nel proprio piccolo, dei semi, perché da essi qualcosa,  prima o poi, possa iniziare a crescere. 
Tempo comune, mi affascina e non poco.
Che sia davvero segno, segno distintivo di una polis, anzi di una civitas, moderna e solidale.


In questo blog, nelle rubriche lavoro e cultura, se vuoi, puoi trovare altri spunti a proposito dell'occupazione femminile e del tempo di vita e di lavoro.

http://liberidivolare.ilcannocchiale.it/2008/03/08/in_economia_il_rosa_ha_una_mar.html

http://liberidivolare.ilcannocchiale.it/2008/05/07/occupazione_femminile.html

http://liberidivolare.ilcannocchiale.it/2008/03/11/e_possibile_conciliare_lavoro.html


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 4/2/2009 alle 14:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lavoro e persone. Condividere le urgenze dell'uomo di oggi
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 22 dicembre 2008
 

Settimana super-corta, ricetta anticrisi del governo

Sacconi: serve un patto tra Governo, Regioni e parti sociali
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© APCOM
Roma, 22 dic. (Apcom) - Andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante parte. E' l'idea del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che in una intervista al quotidiano La Repubblica spiega il piano del governo per salvare i posti di lavoro dalla crisi economica. Un piano basato innanzitutto su una cassa integrazione a rotazione che consente di "spalmare un minor carico di lavoro su più persone", a differenza si quella "a zero ore" e di quella "ordinaria".
L'Italia, in questo, a differenza della Germania, possiede "già un robusto sistema di ammortizzatori sociali".
"Lavorare anche meno pur di lavorare tutti", afferma Sacconi E' vero, ammette il ministro, che questo "significa meno salario, ma non dimentichiamoci - sottolinea - che si sarà l'integrazione del sostegno al reddito. Alla fine la perdita sarà minima". E Sacconi ritiene possibili anche i contratti di solidarietà: "Nel passato sono stati utilizzati solo quando per l'azienda non c'era alternativa al ridimensionamento. Vogliamo evitare esattamente questo. Per farlo si deve ancorare il lavoro alle imprese".
Da scongiurare, per Sacconi, l'eccessivo ricorso alla cassa integrazione: "Occorre evitare - dice - di dare vita a un sistema di self service per la Cig che non può trasformarsi in un rubinetto sempre aperto". Il governo "sta pensando a una unità di crisi del ministero del Lavoro collegata, per la parte di competenza, con il dicastero dello Sviluppo economico, con l'obiettivo di ancorare le persone alla dimesione produttiva". E per fare questo, secondo il ministro del Lavoro, serve "un accordo di straordinaria e leale collaborazione con le Regioni e poi con le parti sociali: un patto per proteggere le persone".
In merito alle stime di Confindustria sulla perdita di 600mila posti di lavoro, Sacconi ha detto: "Credo che sia giusto prendere in esame anche gli scenari peggiori, ma le imprese non devono dare l'idea che le prime difficoltà si traducano in una espulsione di manodopera".
Cep

http://notizie.it.msn.com/approfondimento/articolo.aspx?cp-documentid=12134521

Quando si parla di lavoro e persone non posso assolutamente restare indifferente, sarà a causa della mia formazione umana determinata da esperienze di vita e studi fatti.
Che sia la settimana corta, il part time a ore, o qualsiasi altra tipologia contrattuale esistente o da creare, mi trovo concorde con uno dei  principi di fondo espresso nell'articolo che ho letto e riportato: quel che conta è proteggere le persone! Le difficoltà non si possono tradurre in una espulsione della manodopera, nè tanto meno nell'abbandono a se stessi.
Ritengo, altresì, che la stessa logica potrebbe, anzi dovrebbe, applicarsi a proposito dell'ingresso ed inserimento nel mondo del lavoro.
Percepire il necessario per vivere e lavorare tutti, ecco ciò a cui si dovrebbe, si deve mirare, e se questo dovesse significare, per alcuni,la rinuncia ad alti guadagni, e in generale dividere e condividere, ben venga, si faccia pure, ma ci si dia da fare, sul serio. Non trascinare ancora oltre la situazione di dolore e difficoltà che tante persone vivono è, indubbiamente, la base di partenza che deve animare l'azione, in questa materia così delicata quale è quella che ha per oggetto, anzi preferirei dire, per soggetto, la persona. 
Buon lavoro a tutti, allora! Rinnovo gli auguri di Buone Feste.
Darsi da fare con serietà e lungimiranza, l'augurio più sentito, che rivolgo, e auspico, in vista del bene comune, di tutti e ciascuno, che in molte circostanze appare essere dimenticato, in ossequio a logiche egoistiche.
In Italia non può ancora valere il criterio per cui c'è chi mangia due ( o più?) polli e chi fa fatica a mangiarne uno e a volte gliene tocca a mala pena un pezzo o neanche quello..
Una società in cui manca la concreta solidarietà e la vera attenzione all'altro da sé non può assolutamente definirsi umana, certamente non può essere entusiasmante il farne parte.



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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 22/12/2008 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
L'umanità si volta... indietro...
post pubblicato in Cultura, il 8 novembre 2008

In un contesto filosofico-culturale, quale è quello oggi dominante, che  accetta, sostanzialmente, i limiti del nostro mondo attuale come invalicabili e rifiuta quindi di andare oltre tali limiti, tutti i fenomeni sociali, a partire da quello della disoccupazione, vengono vissuti come problema angosciosamente insolubile.
In questa filosofia della rinuncia si opta, quindi, per soluzioni assistenziali, di ripiego, quasi il mondo fosse un grande ospizio per anziani, dove alla gente non resta che attendere la morte, sognando una natura non più contaminata, foreste e valli dove si sente il vento ed il canto degli uccelli... 
Nel contempo ci si continua ad esercitare in una litanica invocazione del lavoro e dell’impresa.
Vi è un bisogno “disperato”, oramai, di intavolare una grande discussione sulla direzione ed indirizzi concreti, locali, globali che l’economia deve assumere.
Ho fiducia che, se solo verranno indicati con sufficiente risonanza gli obiettivi giusti, nascerà e si svilupperà un'altra economia capace di canalizzare risorse importanti verso lo sviluppo, e che saprà mettere a frutto l'unico vero capitale, abbondante e rinnovabile che abbiamo quello umano.
Vi è tanto lavoro da fare, temo però che, per ora, ci si stia, in qualche modo, rifiutando di vederlo.
Non c’è, né dovrebbe esserci, allo stato attuale, altra motivazione se non la forte, determinata, volontà di far prevalere l’opzione dello sviluppo umano contro la rinuncia allo sviluppo, l’amore contro la chiusura egoistica e suicida, la vita, contro la morte.
In ciò c'e', poi, da parte mia, pure il desiderio di accogliere l'insegnamento concreto di grandi ed umili figure contemporanee, quali Madre Teresa di Calcutta, per esempio, che ha continuato a prodigarsi ed a fare il bene affinché anche l'ultimo, apparentemente più insignificante, respiro umano potesse continuare: quel respiro potrebbe avere in serbo una parola determinante per il nostro futuro.
Personalmente ritengo significativamente importante, in un'ottica di molto maggior investimento sulle risorse umane, che il grande mondo del Volontariato accetti contaminazioni dal mondo della Ricerca Scientifica, e che il mondo della Ricerca Scientifica accetti di confrontarsi e collaborare con il Volontariato.
Se l’opzione dello sviluppo riuscisse a prendere la direzione politica effettiva (e questo appare tutt’altro che facile e scontato, sia per la forza delle opzioni contrarie, sia per l’egoismo arraffone e l’assoluta mancanza di ideali di tanta burocrazia che infesta i governi della politica, dell’economia e persino della ricerca) vi sarebbe una rivitalizzazione di tutte le attività umane, a tutti i livelli.
Finalizzate ad obiettivi di sviluppo, le nostre attività avrebbero bisogno di tutte le intelligenze disponibili nel mondo e probabilmente non basterebbero neppure.
La creatività potrebbe e dovrebbe avere un nuovo formidabile impulso ed il collegamento in rete di comunicazione mondiale di tanti nuovi vettori di ricerca porterebbe a scoprire soluzioni prima impensabili
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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 8/11/2008 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
MissioneLavoro - Recruting day
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 2 ottobre 2008
 

Si è svolto ieri, 1 ottobre, a Bari, l’appuntamento denominato “Recruting day” (Le aziende incontrano i candidati).
Ho preso parte alla manifestazione poiché, com’è noto agli affezionati lettori di questo blog, nonostante il percorso formativo certificato e non che ho sinora compiuto, ancora non ho trovato un significativo inserimento lavorativo.
Scriverò, seppur brevemente, le impressioni che personalmente ho ricevuto e non mi dilungherò perché non sono riuscita, purtroppo, fino a questo momento, a metabolizzare come di dovere l’esperienza vissuta poco più di ventiquattro ore fa.
La giornata di ieri mi ha confermato che, al giorno d’oggi, non soltanto per un giovane, che si è fatto e fa da sé, è alquanto difficile, se non improbabile, auspicare di poter essere realmente conosciuto e di conseguenza auspicare di poter contribuire e concorrere ex art. 4 della Costituzione al benessere materiale e spirituale della società, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, ma soprattutto mi ha rivelato che alle aziende non interessano realmente le risorse umane in quanto tali, ma solo e nella misura in cui rispondono a quello che, ahimè, oggi sembra essere oramai l’unico interesse che le occupa e preoccupa “l’utile”.
Mi soffermerò soltanto sull’aspetto organizzativo della manifestazione; già questo, a mio modesto parere, fa riflettere e può far riflettere.
In mattinata le aziende ospiti presentavano le ricerche di personale e in parallelo le stesse insieme ad alcune agenzie per il lavoro raccoglievano candidature ed effettuavano, a loro discrezione, colloqui. Ebbene, non avendo i candidati il dono dell’ubiquità non potevano, in sostanza, presentare i curricula e “chiacchierare” con i delegati aziendali e nello stesso tempo ascoltare i rappresentanti aziendali che in contemporanea, in altra sala, si dedicavano alla presentazione ufficiale delle posizioni aperte esistenti all’interno dell’organizzazione.
E’ evidente che già solo tale modalità di svolgimento dell’appuntamento non offriva quella trasparenza necessaria di cui si sarebbe dovuto e potuto far uso; se si pensa, poi, che alcune delle agenzie presenti avevano già inserito, in passato, nel loro database i curricula dei candidati senza che nulla ciò avesse significato in termini di risoluzione del problema che mi ha visto lì presente, ho il sentore che, nonostante le risorse, energie, ieri, impiegate, alcune bolle di sapone potranno "colorare" il cielo nel tempo a venire.
Non so cari amici cosa accadrà, cosa ci sarà nel mio futuro, e non vi nascondo che questa situazione non mi piace, mi preoccupa, ma so di certo, credo che, e sento che per le ragioni più diverse concorderete con me, la nostra società sta toccando il fondo, anzi probabilmente lo ha già toccato.

Vi abbraccio, caro saluto


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 2/10/2008 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Un'opportunità di cui far tesoro? Credito d'imposta per l'incremento dell'occupazione
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 11 luglio 2008

Siamo a Luglio e la promessa fatta nel precedente post - datato 22 giugno 2008- era quella per cui avrei pubblicato nuovamente a settembre.
Non intendo venir meno alla parola data, ma, stamane, in rete, ho rintracciato il provvedimento che stabilisce un incentivo economico per le aziende che assumeranno entro la fine dell'anno. L'incentivo di cui si tratta si qualifica per essere riservato alle aree svantaggiate.

Riporto il link 
http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/resources/file/eb0d4c0111e7247/circ48e_2008.pdf
perché desidero tenerne traccia e perché spero vivamente possa essere - nelle aree e settori ammessi-  un'opportunità, offerta dallo Stato, a sostegno dell'occupazione, che nella prassi tale si rivelerà.

PS.: alle aziende interessate restano pochi giorni utili per decidere se inoltrare o meno la richiesta di sussidio; l'stanza potrà essere presentata a partire dalle ore 10:00 del 15 luglio. La trasmissione dovrà avvenire per via telematica, utilizzando il prodotto denominato "CREDITOASSUNZIONI", disponibile sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate.

Gazzetta ufficiale n. 85 del 10-4- 2008 (Decreto 12 marzo 2008):
http://www.altalex.com/index.php?idnot=41070

Ancora morti bianche
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 12 giugno 2008

http://www.youtube.com/watch?v=jcYQQVX4KaM

Le morti sul lavoro non cessano. Le dimensioni del fenomeno, nonostante i diversi interventi del Legislatore in materia, fanno pensare alla mancanza, nella prassi, di una cultura della legalità e della prevenzione.
L’attualità del principio lavorista - sancito negli artt. 1 e 4 della nostra Costituzione - è drammaticamente dimostrata; se non vi fossero norme come quelle appena citate, di fronte a questi episodi (senza contare il lavoro nero, la disoccupazione, il precariato), bisognerebbe crearle.
La Costituzione, come disse Calamandrei, è un’eredità, ma è anche un compito, un impegno. In quest'ottica ben vengano iniziative come quella annunciata dal Ministro del Lavoro Sacconi: un piano straordinario da varare al fine di arginare il fenomeno, nella speranza che il triste primato per morti sul lavoro che caratterizza il nostro Paese, nel minor tempo possibile, non ci appartenga più.

Per maggiori info, alcuni link, qui di seguito
:

http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/morti-bianche-per-l-italia-triste-primato-in-europa-siamo-il-paese-con-pi-incidenti/2884621

http://www.avvenire.it/avvenire/pages/articoloVetrina.aspx?idarticolo=bac6eb8d-e7ba-4583-884f-2cc98227fb90

http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=20043&id=67&ante=0

http://www.corriere.it/politica/08_giugno_12/sacconi_morti_bianche_5330f400-385c-11dd-abfa-00144f02aabc.shtml

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200806articoli/33692girata.asp


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 12/6/2008 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
E’ possibile conciliare lavoro e famiglia?
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 11 marzo 2008

La persona può, essendo una e integra, attraversare i diversi ambiti, affrontandoli in modo adeguato, “portandosi dietro” da un ambiente all’altro i valori e le narrazioni necessarie.
Il tempo non è un peso; esso è una risorsa “scarsa”, ma “propizia”.

Nella vita familiare diventa risorsa “decisiva”, opportunità forte per costruire relazioni, legami, significati. Il tempo della famiglia, inteso non come la somma dei tempi individuali, è luogo – momento “privilegiato” – in cui le persone allacciano e costruiscono quelle relazioni primarie che definiscono l’identità stessa dell’individuo, proprio attraverso la condivisione dell’istante, delle circostanze, degli spazi e dei luoghi della vita familiare.

Nonostante il tempo abbia una inconfutabile valenza positiva, nella vita quotidiana la scelta di dedicare il “tempo disponibile” all’attività lavorativa o alla vita familiare pone spesso la persona di fronte a dilemmi difficili, a scelte complesse, a valutazioni non semplici (se lavoro chi cura mio figlio? Come? Cosa posso aspettarmi dall’asilo nido, dai nonni, dalla baby sitter?...? ...? ...?).

Studi e ricerche hanno evidenziato difficoltà vissute nella ricerca di un bilancio armonioso tra tempi di vita e di lavoro. L’esigenza che emerge è quella della costruzione di un welfare a “misura di famiglia”.

Nell’ambito delle politiche sociali tra le priorità c’è la creazione di nuove opportunità, attraverso gli incentivi a sostegno delle imprese, l’eventuale revisione dei congedi parentali, ecc.
Nella società contemporanea si possono individuare percorsi innovativi, di esplorazione di nuove combinazioni, in cui anche i ruoli di genere si mettono in discussione e riscoprono un nuovo interagire e una nuova decisionalità e corresponsabilità tra uomini e donne nel ripartire compiti e responsabilità.
Lo stesso legislatore ha adottato diversi provvedimenti normativi in materia.

Si ripropone, a questo punto, il quesito iniziale: “è possibile", oggigiorno, "conciliare lavoro e famiglia"? I lavoratori sono realmente, tutti, nelle condizioni di poter vivere il tempo famiglia con la serenità necessaria?
Pare ci sia ancora strada da percorrere.
La capacità progettuale, in futuro, dovrà necessariamente misurarsi con il raggiungimento degli obiettivi; questi si raggiungeranno solo se sorretti da un impegno rinnovato e sostenuto. 
Le misure da attuare dovranno conciliare adeguatamente le diverse istanze in gioco, permettendo a ciascuno secondo le proprie necessità e aspirazioni di vivere meglio lavoro e vita

http://it.youtube.com/watch?v=witHvbLQa-I&feature=user


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 11/3/2008 alle 16:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Decreto in materia di tutela dalla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Cdm è stato convocato per domani mattina.
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 5 marzo 2008

Per quanto riguarda l’apparato sanzionatorio?
Le sanzioni
sempre necessitano perché l'impalcatura giuridica non resti un mero flatus.

A proposito delle altre previsioni legislative?
Posto che non ho ancora letto né studiato il testo normativo, ergo non potrei scendere nel merito, credo comunque rivesta importanza basilare l’affidamento alla sensibilità dei destinatari. Il successo di una legge, secondo me, risiede in questa.


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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 5/3/2008 alle 13:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lavoro: persone, diritti e valori
post pubblicato in Lavoro (Dialettica tra diritto e vita), il 1 marzo 2008

"L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perchè se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore". Umberto Terracini

Il lavoro è un tema che ha sempre suscitato interesse. Già nella Grecia antica vi era chi se ne occupava. Oggigiorno è, in particolar modo, al centro dell'attenzione a causa dei numerosi mali da cui è afflitto.
Quando si parla di lavoro necessariamente si parla di persone, di diritti e di valori. Nel lavoro, infatti, evidente è l'implicazione della persona e palese è la necessità di efficaci garanzie e di sicure tutele. La Costituzione non suscita perplessità in tal senso. I valori e i principi costituzionali rimangono un imprescindibile punto di riferimento, una guida sicura. Come ha affermato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - in occsione del Messaggio di fine anno - "E' ad essi che dobbiamo risolutamente ancorarci e in special modo a quei suoi indirizzi che non vediamo abbastanza perseguiti e tradotti in atto". 



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permalink | inviato da Vanna Lo Re il 1/3/2008 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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