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L'attenzione

Attenzione, "ad -tensione", "ad-tendere": tendere a, rivolgere l'animo a qualcuno o qualcosa.
L'attenzione verso i messaggi (degli altri, del mondo) è selettiva. Inevitabilmente da umani,
non possiamo fare altro che delle scelte. E' la qualità delle scelte a non essere precostituita o scontata. Occorre educarsi ad una selezione sapiente. In mancanza l'attenzione sarà di bassa qualità
.

La
 Weil
 sull'argomento ha scritto: "Il più delle volte si confonde l'attenzione con una specie di sforzo muscolare. Se dite agli allievi: "Adesso fate attenzione, li vedrete aggrottare le sopracciglia, tenere il respiro, contrarre i muscoli. Se dopo due minuti chiedete loro a cosa sono stati attenti, non sanno che rispondere. Non sono stati attenti... Hanno contratto i muscoli... Poichè finisce per stancare, si ha l'impressione di aver lavorato. E' un'illusione. La volontà... contrariamente all'opinione più comune, non ha alcuna parte nello studio. L'intelligenza non può essere guidata se non dal desiderio. Perchè vi sia desiderio, occorre che vi siano amore e gioia. L'intelligenza non cresce e non porta frutto se non nella gioia. La gioia di apprendere è altrettanto indispensabile agli studi quanto la respirazione a chi fa gare di corsa. Là dove manca, non vi sono studenti, ma povere caricature di apprendisti, che alla fine dell'apprendistato non avranno neanche un mestiere".

Ha scritto Platone che un esercizio forzato dall'esterno può comunque giovare al soggetto. Su questo principio si  basano ancora alcuni esercizi riabilitativi di fisioterapia: qualcuno muove l'arto del paziente che in questo modo a poco a poco recupera la funzionalità del muscolo. Ma Platone continua dicendo che nessun esercizio intellettuale imposto dall'esterno può di per sè far crescere le nostre capacità intellettive. E' pur vero che esiste un senso di fatica anche nelle cose che amiamo e per le quali siamo pure disponibili a sottoporci ad una disciplina. Ma è la gioia, scrive la Weil, che anima la fatica dell'attenzione. E' la passione per questo mondo  e per questa vita. La passione per le cose fatte bene.

Lo studioso Cristoph, ne La società eccitata, (2004) sostiene che siamo nella "società della sensazione". Viviamo di eventi spettacolari, che attraggono la percezione, nei quali l'unico elemento immutabile è diventato il continuo mutamento. Siamo immersi nella onnipresenza di un intero sistema audiovisivo che fa balenare sugli schermi innumerevoli attimi ammaliatori, orientando la percezione su quelli sensazionali, in grado di "bucare"  lo schermo con shock ripetuti che creano assuefazione. Siamo una massa eccitata ed eccitabile, e tuttavia sistematicamente annoiata. Fare attenzione è un'altra cosa: implica un coinvolgimento personale.

Ha scritto MCLuhan che la tv è "gomma da masticare per gli occhi". Il bambino ama le immagini in movimento, i volti delle persone. La tv muove in continuazione le sue immagini, ci offre una serie ininterrotta di volti. Avete presente i giochi musicali che si appendono sopra le culle, con i personagi che ruotano? Bambini un pò stagionati - e tuttavia non ancora cresciuti - siamo ancora a bearci di sofisticati giochi musicali. E' anche un fatto fisiologico: la reazione completa a uno stimolo presuppone la sua chiusura, abbiamo bisogno di un mezzo secondo per valutare lo stimolo. Ma non ce lo concedono, occorre un numero critico di sequenze per non far cambiare canale. Non soltanto alla tv. A volte è così anche nella vita quotidiana.
Eppure dovremmo ricordare che un assaggio di tutto è forse il miglior modo per non avere appetito di nulla.
Anselmo Grotti

http://www.paoline.it/content/article.asp?intIdArea=2&intIdCategory=23&intIdArticle=1289&

Pubblicato il 22/4/2008 alle 15.25 nella rubrica Curiosità, notizie, approfondimenti....

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